Un posto per leggere – un libro al mese, a cura di Daria Tinagli

By pgpadova

Pubblicato su SEGNALI di Gennaio

Titolo: Full of life (una vita piena)
Autore: John Fante
Traduzione: Alessandra Osti
Editore: Fazi
Anno di pubblicazione: 1952 (USA), 1998 (Italia)
Numero di pagine: 148
Prezzo di copertina: € 8.50

Se vi capita di fare un giro in libreria e tra tanti titoli trovate questo Full of life di John Fante, non fatevi intimorire dalla poca affinità con gli altri libri sulla saga di Arturo Bandini. Prendetelo dallo scaffale, aprite la prima pagina e iniziate a leggere. E’ probabile che le vostre risate si facciano sentire presto: un inizio esilarante in questo atipico libro di Fante. Dopo ciò, magari scusandovi per il disturbo con i vicini di scaffale, vi consiglio di portarlo alla cassa. Una volta a casa lo leggerete d’un fiato, tra una risata e un’altra ancora. E già non mi pare poco. Ma questo libro è anche molto altro, è un libro pieno di tenerezza e follia.

Joyce e John sono una coppia in attesa del primo figlio. Joyce, durante la gravidanza, si è isolata ed ha riscoperto un grande interesse religioso. John si sente minacciato da questo cambiamento in arrivo. “Era remota, sdegnosa e beata”, scrive di lei. Intanto le termiti hanno corroso il pavimento della cucina nella loro villetta di Los Angeles. John chiede aiuto a suo padre Nick, “il più grande muratore della California”, per sistemare il pavimento e molto di più. John cerca l’approvazione e il calore di questo piccolo e sgangherato immigrato abruzzese, ha bisogno di questo vecchio con cui litigare per tutto il tempo possibile. I loro dialoghi scomposti, le urla e le imprecazioni di Nick percorrono l’intero libro e si mischiano ad una dolcezza che è sempre lì, tra le righe o sospesa da qualche altra parte.

La forza di questo libro è la sua colorata (e colorita) espressività e non la sua forma. La scrittura è lineare e asciutta, ci fa sorridere e commuovere, ogni risata è piena di magoni e tenerezza mischiati insieme, i personaggi sono duri eppure dolci. Bukowski diceva di Fante che era il suo maestro. In Italia, Tondelli e Vittorini lo hanno apprezzato moltissimo. Ora tocca a voi, conoscerlo e dire la vostra. Io invece vi invidio un po’ perché potete leggere per la prima volta questo libro geniale e divertente.

In un gioco sugli incipit più belli penso che potrei citare proprio questo:
“Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo era già lì, una sporgenza all’altezza del suo punto vita, una cosa dai movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei gorgoglii, dei risucchi e degli sciabordii. (…) Eppure a me non importava ancora nulla di quella sporgenza. -E’ poco estetica- e le suggerivo di indossare qualcosa per nasconderla. –E ucciderlo? Ci sono delle cose adatte. Le ho viste.- Mi guardava con freddezza, ero l’ignorante, il balordo che passava nella notte, non più una persona, diventavo malefico, assurdo.”

daria.tinagli[at]gmail[dot]com

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