A cura di dariatinagli@gmail.com
Titolo: Vista con granello di sabbia
Autrice: Wislawa Szymborska
Traduzione: Pietro Marchesani
Anno di pubblicazione: 1998
Editore: Adelphi
Numero di pagine: 239
Prezzo di copertina: 20 euro
Note: Premio Nobel 1996
Non è facile parlare di poesia. Anzi, non è facile per me, parlare di poesia. Ma voglio provarci lo stesso. La poesia non è popolare, non vende, si sa. Le donne vendono ancora meno, lo sanno tutti. Wislawa Szymborska è una donna che scrive poesie, una poetessa, appunto. Voglio raccontarvi proprio di lei.
La raccolta Vista con granello di sabbia è stata approvata dall’autrice e attraversa tutta la sua opera dal 1957, un’opera che non si impone per la sua mole ma si impone con l’evidenza semplice delle sue parole.
C’è una leggerezza che accompagna le parole di queste poesie, la lingua è comune, spesso colloquiale. (“Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,/e poi fatico per farle sembrare leggere”). E’ proprio da questa semplicità che emerge un senso e affiorano risposte alle tante domande presenti in questi versi e a quelle di ognuno di noi. Sono domande che riguardano ogni cosa che ci circonda, domande su come si possa vivere, su quale sia il modo migliore di vivere. Sono domande nette e concrete, non generano risposte, eppure sanno creare ogni volta un senso nuovo e inaspettato che è, forse, almeno un po’, una risposta. (“Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte”).
C’è l’ironia della Szymborska in ogni sua poesia, la perfetta consapevolezza di ciò che scrive e la padronanza delle parole. Ecco cosa la fa innalzare, ecco cosa le permette di parlare di amore e destino senza sfiorare mai il banale e il ridicolo ma, anzi, la fa volare alta e sicura. (“Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque./ Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna./ So che finché vivo niente mi giustifica,/ perché io stessa mi sono d’ostacolo”).
C’è il rifuggire le generalizzazioni e dunque l’assenza di significato, la capacità di scorgere subito, quasi d’istinto, la vera essenza di ciò che scrive, senza vergogna né timidezza: “Quattro miliardi di uomini su questa terra,/ma la mia immaginazione è uguale a prima./Se la cava male con i grandi numeri./Continua a commuoverla la singolarità”.
Scrive di sé in un epitaffio: “Qui giace come virgola obsoleta,/l’autrice di qualche poesia. La terra l’ha degnata/dell’eterno riposo, sebbene la defunta/dai gruppi letterari sia stata ben distante”.
Forse per questo la sua poesia non è classificabile e non somiglia a niente. E proprio per questo la sua poesia ha qualcosa di speciale e inspiegabile. Per la stessa ragione, forse, la sua vittoria del Nobel sconcertò e scontentò i più, i “grandi”, i potenti.
Anche per questi motivi vi invito a conoscerla, leggerla, farla vostra, amarla almeno un po’. Ecco una poesia, scelta per il mese di marzo, affinché ci scaldi in questa fine d’inverno e possa avere un po’ di senso, un significato diverso e nuovo: il nostro.
Un amore felice
(estratto dalla poesia “Ogni caso”
di Wislawa Szymborska,1972).
Un amore felice. E’ normale?
è serio? è utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?
Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che?
Di nulla; la luce giunge da nessun luogo -
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i princìpi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo?
Sì, infrange e butta giù.
Guardate i due felici: se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano
sembra un complotto contro l’umanità!
E’ difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?
Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.
Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.
Ottobre 14, 2009 alle 12:34 pm |
grazie a questa recensione ho conosciuto questa poetessa e ora posso dire che sia diventata la mia poetessa del cuore!
non smetto di leggere le sue parole tanto sono belle, tanto sento di averne bisogno!
grazie grazie grazie!