10 minuti con… Morgan Palmas

Morgan Palmas è nato a Thiene (VI) nel 1977. Ha vissuto in vari luoghi ma da un po’ di tempo è tornato nel borgo natio, nel piccolo paese di Lugo di Vicenza. Tra le sue attività annovera diversi lavori precari e collaborazioni una tantum, per stare al passo con i tempi. Oltretutto ha collaborato con alcune associazioni di volontariato, l’ultima a Roma dedicandosi ai senzatetto.

Dopo anni di esperienze e di raccolta, studio e approfondimento di materiali editoriali e letterari, nel 2009 si è presentato nel panorama del web con www.sulromanzo.blogspot.com, un blog originale, provocatorio, democratico, utile, in cui si discute di vari temi legati alla scrittura e alla letteratura in generale. Palmas nel mese di maggio 2009 ha lanciato la sfida “Scrivere un romanzo in 100 giorni”, postando 100 lezioni per ogni giorno, terminando nel settembre 2009. Si è presentato come un “Signor Nessuno” che, alias “Radames”, ha tentato di indicare e consigliare dei metodi e delle tecniche per arrivare alla stesura definitiva di un romanzo in breve tempo. Il blog ha avuto consensi, crescita esponenziale di visite anche da parte di autori ed editori.

Da poco ha pubblicato “Scrivere un romanzo in cento giorni” con Marco Valerio Editore, rendendo cartaceo e “materialmente vagante” il lavoro del blog. Inoltre, sta lanciando un’altra sfida via web con “100 ottimi motivi per piantarla di scrivere”.

Tentiamo quindi, con alcune domande, di conoscere qualcosa di più del nostro ospite e soprattutto delle “sfide” che ha lanciato e dei progetti in essere.


1. Palmas, quando ha avviato il suo blog “Sul Romanzo”, ha deciso di mantenere l’anonimato. Ha postato firmandosi Radames, si definiva un “Signor Nessuno” che lanciava una sfida. Al momento della pubblicazione del libro, invece, ha deciso di utilizzare il suo nome. Precedentemente da cosa era dettata quella scelta di anonimato? Timidezza, modestia, voglia di creare curiosità, umiltà o altro?

Negli anni scorsi ho gestito due blog molto attivi: Goccia Cotidiana e Acme del Pensiero, ora defunti. Non pochi blogger mi conoscevano e così, quando decisi di fondare Sul Romanzo, avevo la necessità di concentrarmi sui contenuti senza eventuali etichette per ciò che avevo già fatto on line. Dopo mesi il blog è divenuto collettivo e, quindi, per un’assunzione di responsabilità verso i miei collaboratori ho ritenuto opportuno rivelarmi nel nome e nel cognome. Quasi contemporaneamente è emersa la questione del libro.

2. Passiamo subito alla sua sfida di “Scrivere un romanzo in 100 giorni”. È una pura provocazione o ci crede veramente?

Nessuna provocazione. Io ho scritto un romanzo in circa cento giorni. Ho sempre creduto che per dire agli altri di fare qualcosa sia obbligatorio vivere il qualcosa appunto in prima persona. Questa è almeno la mia idea. Ho voluto condividere una mia esperienza.

3. Da quali fonti, esperienze, ispirazioni ha raccolto il materiale per questo progetto? Non le chiedo certo nomi o testi ma solo capire come è riuscito, in totale autonomia, a costruire un’opera così precisa e argomentata.

Letture, corsi, riflessioni, esperienze di volontariato… Posso soltanto citare categorie per rivelare con grossolanità un percorso che si è nutrito in maniera eclettica da sempre. Credo che uno dei miei obiettivi di vita sia sempre stato il tentativo di comprendere come si possa scrivere un romanzo o una poesia, un racconto o un articolo di giornale; inutile cercare leggi scientifiche nella scrittura, ma mi ha sempre incuriosito avere l’illusione di trovarle.

4. Sorvolando sugli aspetti “tecnici” contenuti nel suo “Scrivere un romanzo in 100 giorni” (Marco Valerio – 2009), sono stato particolarmente colpito dalle prime due lezioni in cui si tratta di “motivazione- gestione del tempo – responsabilità della mente”. Può sintetizzarci questi tre aspetti molto importanti?

Sono temi che costituiscono le fondamenta di un edificio. Moltissimi scrivono e poi abbandonano l’impresa per motivi che il più delle volte sono scuse. È la lucidità con se stessi a mancare non di rado, ecco, ho provato nelle cento lezioni a dedicare spazio agli approcci sbagliati durante la scrittura. La motivazione, la gestione del tempo, la responsabilità della mente non piovono dal cielo: essi sono il frutto di scelte precise. Potrei citare Maxwell Maltz o Richard Bandler, Bruno Koeltz o Wayne Dyer, Shakti Gawain o Anthony Robbins, e altri. Ritornerei a parlare dell’eclettismo di cui dicevo sopra e che mi ha permesso di approfondire tematiche che mi hanno aiutato molto anche nella scrittura.

5. Credo che questi tre aspetti, poco fa trattati, siano fondamentali per l’approccio ad ogni aspetto della vita. Apprezzo e condivido quando dice che la mancanza di motivazioni e soprattutto di tempo sono spesso “scuse”. Nella scrittura, si sentirebbe di dire a qualcuno che, se cade nel vortice continuo di queste scuse, è meglio che lasci perdere lo scrivere e si dedichi a qualcos’altro?

In modo provocatorio l’ho già dichiarato nei “100 ottimi motivi per piantarla di scrivere”, ciononostante vorrei aggiungere alcuni elementi forse utili. La scrittura è una cosa, la personalità un’altra, si influenzano a vicenda, ma sono aspetti differenti. Pensare che alcune debolezze di personalità possano dire qualcosa della scrittura di un individuo sarebbe forviante. Il consiglio che mi sento di dare alla persona che cade nel vortice è di riflettere su di sé per procedere, non sulla scrittura. Senza un patto con se stessi attuato con profondità e consapevolezza i risultati saranno deludenti.

6. Nel suo “Scrivere un romanzo in 100 giorni” (Marco Valerio – 2009) si comincia a scrivere all’ottava lezione, cioè teoricamente all’ottavo giorno. Nei giorni precedenti si devono cercare le motivazioni, la gestione del tempo, l’individuazione di una storia, la creazione di una griglia, l’idea dei personaggi. Ci sono “teorie” diverse in cui si consiglia di stare completamente inattivi finché non si ha bene in mente tutta la storia e le caratteristiche dei personaggi da inserire poi in una griglia. Per tutto ciò potrebbero servire due mesi, come sei come molto di più. Cosa pensa lei a riguardo?

Nella prima riga dell’Introduzione del mio libro scrivo: “Il fascino dell’artista ispirato perdura nei secoli e l’immaginario collettivo coincide con un romanziere assalito da chissà quale demone che lo consiglia e lo redarguisce, a seconda delle esigenze”, poi parlo di sforzo consapevole, tecniche e strategie di comportamento. Non credo alle “magie artistiche”, ma alla progettualità. Charles-Ferdinand Ramuz ha bene espresso un concetto che condivido: “Tutto il segreto dell’arte sta forse nel saper ordinare delle emozioni disordinate, ma ordinarle in modo che si faccia sentire ancora meglio il disordine”.

7. Nel suo libro, non dirò a che punto per non togliere la sorpresa, lei dice “scrivere un romanzo appartiene alla leggerezza della vita, alla bellezza delle idee, a un non problema che non può e non deve diventare un problema”. A parte la meraviglia di tale affermazione, ci vuole sinteticamente approfondire cosa intende?

Dovrei parlare di vicissitudini personali, ma non intendo stancare chi legge. In ogni caso quelle vicissitudini mi hanno imposto una visione che discerne con una buona approssimazione la leggerezza dalla pesantezza. Se la letteratura diventa pesantezza, allora si è perso l’occasione di imparare qualcosa di intrigante e coinvolgente. Purtroppo ho conosciuto non poche persone che si prendono troppo seriamente quando parlano della propria scrittura, dirottando le idee e i desideri in una vicenda di cronaca nera determinata dai trigoni astrali dell’universo spietato, oltre a fatalismi dovuti a una serie di disegni malefici che qualcuno trama a nostra insaputa. La realtà è più semplice, a volte più banale, sempre più leggera, o dovrebbe esserlo.

8. Cos’è che spinge Lei a scrivere?

Mettere nero su bianco le mie emozioni o le mie idee mi ha costretto nel tempo a riflettere sui miei passi. Non riesco ad avere molta affinità con chi vive senza pensare, io amo pensare. Scrivere i miei pensieri, siano essi una frase o un romanzo, mi permette di concentrare l’attenzione su di me e il mondo. Mi viene naturale. Mi piace così.

9. Cosa pensa dell’editoria italiana degli ultimi anni?

Posso rispondere da fruitore, non certo da esperto. Non è difficile affermare che le logiche di mercato hanno invaso sempre più il mondo editoriale. Vedere i dieci titoli più venduti settimanali mi indispone nella quasi totalità dei casi. Ma il problema è mio, sono io a non condividere le leggi economiche della cultura dei libri, è una mia mancanza. Capendo questa diversità di vedute, mi limito a pensarne male, non posso fare altro e non ho neppure soluzioni alternative. Quindi, sono un complice della realtà. Purtroppo.

10. Cosa pensa degli autori italiani degli ultimi anni?

Dipende da chi. Mi piacciono per esempio Giorgio Vasta, Marco Mancassola, Remo Bassini, Caterina Venturini, Vitaliano Trevisan, Demetrio Paolin, Roberto Saviano, Rita Charbonnier, Giuseppe Genna, Mario Desiati, Laura Pugno, Elisabetta Bucciarelli, Alessandro Perissinotto, per citarne alcuni e per motivi diversi. Mi hanno lasciato perplesso Paolo Giordano, Giulia Carcasi, Susanna Tamaro, Margaret Mazzantini, Aldo Busi, Franz Krauspenhaar, Alessandro Baricco, per fare qualche altro nome. Ho letto anche Moccia e Melissa P. Li vedrei bene a scrivere un romanzo assieme, magari qualcosa di buono viene fuori.

11. Da poco, sul suo blog, ha lanciato la sfida “100 motivi per piantarla di scrivere”. Cosa dobbiamo aspettarci?

Cento ottimi motivi per riflettere con ironia sulla propria scrittura.

12.  Generalmente ai nostri ospiti, chiediamo di indicarci tre consigli al volo a giovani che vogliono scrivere un’opera. Sicuramente a questo ha già risposto esaurientemente nel suo libro. Allora passo all’altra richiesta tradizionale: tre consigli al volo a giovani che hanno scritto un’opera e vorrebbero cercare di farla pubblicare.

Primo: non pubblicare a pagamento; secondo: non pubblicare a pagamento; terzo: non pubblicare a pagamento.

13. In una dichiarazione del dicembre 2007, trovata su materiali internet, lei diceva “Mi sembra di vivere una vita a bolle, ognuna corrisponde ai diversi luoghi in cui ho vissuto. Mi piacerebbe un giorno dall’esterno vederle tutte danzare e volare assieme verso l’alto, e poter dire: – Là ho imparato questo, là quest’altro.” A che punto sono quelle bolle?

Le danze sono ancora veementi e ho fiducia che non rinuncino al proprio moto.

14.È felice?

Da molti anni non sono interessato alla felicità, inevitabilmente temporanea, ma alla serenità interiore. Non in maniera idealistica, bensì grazie a un approccio meditato che si strutturi in pensieri e azioni. Il mio essere vegetariano, il mio essermi allontanato dalle religioni rivelate, il mio ambientalismo o il mio salutismo trovano la loro origine in tale condizione. Sono nell’oceano con una piccola canoa, solo, ancora in viaggio. Yves Bonnefoy ha scritto: “La poesia non è un uso della lingua. Forse è una follia nella lingua. In questo caso non si può comprenderla che con gli occhi della follia”. Inseriamo amore al posto di poesia e vita al posto di lingua. Bene, questa è la mia visione.

(intervista  di  RUDI   PERPIGNANO)

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