Titolo originale: Looking for Eric
Regia: Ken Loach
Sceneggiatore: Paul Laverty
Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns
Nazionalità: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia 2009
Genere: Commedia, Drammatico, Sportivo
Durata: h 1.59
ll mio amico Eric è il primo film di Ken Loach in cui non si piange e non ci s’arrabbia, solamente: questa è la prima commedia, veramente commedia, dell’impegnato regista inglese, comunista militante.
Ed i canoni della commedia, secondo le antiche (ma sempre attuali) regole, esplicitate da Aristotele nella sua Poetica più di duemila anni fa, sono tutte rispettate: ci sono tutte e tre le unità essenziali (d’azione; di tempo; di luogo), con un’unica digressione temporale appartenente al sistema teatrale moderno (in pratica, in tutto il film c’è un solo flash-back, mentre tutto il resto della narrazione è un continuum lineare di eventi).
Questa è la storia di Eric, postino di provincia, che ha abbandonato Lilly, l’unica donna che egli abbia mai amato in vita sua, quando la loro bambina era ancora in fasce, e che vive sotto lo stesso tetto dei due figliastri, lasciatigli là dalla seconda moglie quando se n’è andata, come fossero dei pacchi postali. Eric ha un rapporto molto difficile con questi due ragazzi, ed un rapporto quasi inesistente con la sua unica figlia.
L’unica passione che lo tenga ancora in vita è quella per il Manchester United, e soprattutto la sua venerazione per Eric Cantona, il capitano francese della squadra di dieci anni prima (per intenderci, la squadra degli inizi di David Beckham).
Questo noioso e patetico tran-tran viene spezzato dalla figlia di Eric, che gli chiede di badare per un’ora al giorno alla sua neonata, in modo da poter concludere gli studi: l’accettare quest’impegno porterà Eric a rivedere Lilly, ed a doversi confrontare col suo passato e con le sue fughe vigliacche.
I nodi, però, arriveranno anche per il presente, perché Eric è sempre fuggito dalle responsabilità, ma alla fine si dovrà scontrare anche con la realtà della vita dei due adolescenti che si ritrova per casa, e di cui nulla, ormai, conosce più.
In tutto questo girotondo di eventi, due sono gli aiuti che il calcio gli offre: Eric Cantona gli appare, esattamente come i Santi appaiono per i cattolici, ed inizia a spronarlo a fare delle cose per migliorare la qualità della sua vita e dei suoi rapporti sociali; in più, in un momento di grossa difficoltà, Eric si ritrova a dover chiedere aiuto a quelli che ha sempre considerato gli ‘amici da bar e da stadio’, i quali arriveranno a rischiare la propria incolumità e la galera, pur di aiutarlo.
Non svelerò, in questa sede, i particolari più importanti: posso, però, affermare che questo film molto può insegnare, soprattutto ai giovani, poiché una forte critica del degrado sociale in cui, personalmente, ognuno di noi è caduto, è posta alla base. Non per niente, il regista, tifoso tifosissimo del Manchester Utd., per mezzo di uno degli amici di Eric, critica gli ingaggi dei giocatori, che hanno tolto poesia al calcio.
Notevole, notevolissima, è la prova d’attore e di uomo che dà al film Eric Cantona, mai dimenticato né dal calcio e né dai tifosi (citato anche in “Twin Town”, altro film proletario di 10 anni fa, circa).
A questo punto, non mi resta che dirvi di cercarlo, vederlo e pensare che si possono dire cose di un certo spessore culturale anche con un sorriso sulle labbra.
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