Non ora, non qui

a cura di dariatinagli@gmail.com

Titolo: Non ora, non qui

Autore: Erri De Luca

Editore: Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 1989

Numero di pagine: 91

Prezzo di copertina: euro 6.00.

Il ricordo è qualcosa che ognuno ha o che non ha più? Il ricordo è un oggetto fragile ma resistente negli anni, tanto da condizionare tutta un’esistenza. Il ricordo è anche questo piccolo libro, è un pensiero raccolto in questo romanzo che piacerebbe a Calvino per la sua “leggerezza pensosa”.

Un viaggio nel proprio tempo, nella propria storia, che comincia da una fotografia:

una mamma giovane che osserva un figlio anziano da una vecchia fotografia. In questo libro De Luca interroga le immagini con uno stile pulito e geometrico, senza ombre, così come ha fatto Barthes nella Camera Chiara. La parola scava percorsi sempre nuovi, e si sente con chiarezza la lacerazione che certi ricordi producono quando si staccano improvvisamente. E’ un romanzo carico di dolore, desolazione e malinconia in cui la morte torna spesso, in mezzo ai luoghi, gli oggetti, le persone.

Da questo dialogo interiore si svela l’infanzia vissuta tra vicoli sporchi e chiassosi dove tanti soprusi vengono perpetrati sui soggetti più deboli, come il De Luca bambino, debole per la sua balbuzie insistente. Una balbuzie che lo segnerà per sempre insieme ai molti dolori che riempiranno la sua vita: la forza eccessiva della madre, la morte del migliore amico, quella del padre e, da adulto, la perdita della moglie, sposata senza amore proprio per la paura della labilità dei sentimenti forti.

Un romanzo di formazione a rovescio, direi di deformazione, scomposizione dei ricordi e del proprio passato per poterli ritrovare e capire meglio, per provare ad amarli attraverso quel sentimento logorante e struggente che è la malinconia.

Vocabolario

Appartenenza: Mi torna in mente il passato con parvenza di intero, per un bisogno di appartenenza a qualcosa, che stasera mi spinge verso di esso, verso una provenienza.

Attesa: “Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono”. Poi aggiunse ancora: “Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa”.

Cambiare: Non ero io a cambiare, era il mondo, tutto a confusione, che si metteva a fare un altro rumore e un altro silenzio.

Chiedere: Quella che era una mia iniziativa di chiedere si rivoltava in cuor mio in un’interrogazione da parte loro. Oggi so che in ogni frase pronunciata c’è l’anima di una domanda, allora temevo che in ogni domanda fosse contenuta una risposta che non sapevo riconoscere. Non seppi domandare, non capii la risposta, ma non ho dimenticato. Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.

Crescere: Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d’improvviso molta distanza da tutte le persone.

Domanda: Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d’improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale ma che in lui risuona come un annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.

Fraintendimento: Ci siamo fraintesi ostinatamente, come per proteggerci da qualcosa. Custodimmo il non capirsi per una discrezione e un pudore: ora so che questo conserva gli affetti. Fu una rinuncia e una preclusione ottemperata come una norma, sconosciuta alla volontà come un istinto. Fraintendersi fu giusta condizione, capirsi non poteva servirci. Poteva durare in eterno l’infanzia, non mi sarei stancato mai.

Male: In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c’è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c’è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.

Parlare: Ognuno ha un cancello in qualche memoria, ognuno è rimasto fuori di un giardino. Fu così per me quando volli parlare. Le dissi le mie povere parole e la mia speranza ingolfata che fossero uguali tutte le mattine del tempo futuro e restasse per me un cancello al quale fermarmi con lei.

Le dissi così male, rigide, e furono vecchie in un momento. Il silenzio conservava al nostro incontro il beneficio dell’avvenimento fortuito. Era la complicità richiesta. Chi la svela non lo fa più accadere.

Parole: Si impara tardi a difendersi dalle parole.

Responsabilità: Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te.

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