Intervista a Tiziano Scarpa

All’interno della rassegna artistica Gemine Muse, il 25 giugno il romanziere, drammaturgo e poeta veneziano Tiziano Scarpa ha presentato il suo ultimo libro “Le cose fondamentali”.
Dopo aver parlato del suo intervento nel catalogo, del suo rapporto con l’arte contemporanea e come essa sia fortemente presente nella sua ultima fatica letteraria, l’operatrice di Progetto Giovani Elisa Bonomo lo ha intervistato e in qualità di artista gli ha chiesto “Che ci fai qui?”


Ciao Tiziano, innanzitutto complimenti per il dibattito. Durante il tuo intervento hai detto che l’artista deve avere il coraggio di dire la verità. A te è mai capitato di essere profetico in qualche modo rispetto alle cose che hai scritto e che poi hai visto nella realtà? Si sono avverate?

Urca che domanda! Beh, tanto scrivere è profetico per il semplice fatto che si avvera nella lettura. Lo dico anche in maniera banale ed elementare…se tu predisponi una battuta divertente, racconti una storia che fa ridere, poi chi ti legge ride…in qualche maniera sei stato profetico. Hai confezionato un’esperienza vera. Vale lo stesso per la commozione di chi si mette un po’ a lacrimare, almeno spiritualmente, quando ti legge.
Su comunque profezia o previsione, mah…In certe analisi che ho fatto forse. Però ci dovrei pensare. Anche perché è un atteggiamento brutto! Io spero non sia mai accaduto, nel senso dici “eh, quella cosa crollerà” e poi crolla, qualcuno si fa male e tu dici “ah, l’avevo detto io!”…Non sia mai! Spero di non scrivere prevedendo catastrofi! (ride)

Ahahah..Non volevo dire questo! E’ che a volte ci sono artisti che dicono delle cose, le prevedono e poi purtroppo o per fortuna accadono. Con questo non intendevo il concetto “Ecco, l’avevo detto! Dovevate ascoltarmi!”. Non ti vedo vestito da Cassandra!
Ma passiamo al libro: hai parlato di cose che sono indispensabili e altre superflue nella vita di una persona. Quali sono secondo te le cose fondamentali? Sono diverse da quelle che dice il protagonista oppure si assomigliano?

Quando si cominciano ad elencare le cose fondamentali si rischia la semplificazione se si va agli universali, per non dire agli assoluti. Sono parole solenni come amore, potere, soldi, malattia, morte…Ma queste cose le incontriamo si o no? Noi sappiamo che non incontriamo la semplicità, la semplificazione ma incontriamo le cose articolate e complesse…certo, incontriamo l’amore, la morte, i soldi…ma tutti in situazioni particolari. Per questo per me ha senso fare narrativa, raccontare. Però quello che è bello secondo me della poesia dell’arte in generale, dei romanzi e che lì non sai mai quali siano le cose fondamentali. La filosofia, la religione arrivano e ti dicono “vita, morte, salvezza, dannazione, peccato, verità, gioia, denaro, potere, economia…”. Grandi temi fondamentali. Ma il bello della poesia, del romanzo, ma anche dell’arte è che dicono anche “caffettiera”, “nuvole”, “fiori”. Pensa a Morandi! Non ti dice amore, morte, soldi…ti dice “bottiglie”!
Questo è il bello dell’arte. Ti indica gli universali, gli assoluti dove meno te lo aspetti. In cose che tu non considereresti non fondamentali.

Collegandomi a questo hai anche detto che critichi l’arte cosiddetta “a pancia piena”. Puoi spiegarci il concetto? Anche perché il protagonista del tuo libro incontra l’arte nel momento di assoluta crisi. Vedi anche una possibilità di salvezza in quest’arte?

Si, ho fatto un esempio un po’ caricaturale. Descrivevo la tipica situazione dove magari si fa la gita, oppure una noiosa domenica pomeriggio dove uno dice “si, dopo mangiato che facciamo? Andiamoci a vedere una bella mostra!”. Una situazione di arte vista a pancia piena, non ho parlato di arte fatta a pancia piena perché non ho la mitologia o il feticcio dell’artista che deve essere per forza affamato, soffrire per produrre…Dipende. C’è chi ha dato il meglio di sé con le spalle al muro, erano poveri in canna, facevano fatica a mettere insieme pranzo e cena altri che hanno dato il meglio di sé in una situazione molto comoda. Non è mai detto.
Sono più affezionato a un’arte che irrompe verticale, drammaticamente o che addirittura ti soccorre in un momento di bisogno, ti mostra una via…Ti dà una parola che ti apre, una soluzione, ti suggerisce in un momento di trauma. Io credo che gli artisti si siano espressi anche per questo, non solo per farti compagnia con il sorriso, ma anche per darti qualcosa di potente, perché no, anche in un momento di bisogno.
Io l’arte la considero qualcosa che è il meglio che ci dicono chi ha vissuto prima di noi, ma anche quelli che sono vivi e attivi, ci dicono il meglio della vita, dei drammi, delle cose buone della vita e ce lo dicono nel miglior modo che hanno saputo fare.

Qui a Padova nel corso di quest’anno c’è stato un percorso formativo che hanno intrapreso 17 giovani artisti che si chiama “Che ci faccio qui?” coordinato da Marco Baliani. Giro anche a te la domanda “Che ci fai tu qui? E che cosa avresti fatto in un’epoca diversa?”

Che ci faccio qui? è una domanda che può anche mettere i brividi perché uno la può intendere come che ci faccio qui oggi pomeriggio e allora posso dire che ho presentato il mio libro, ho raccontato il mio intervento nel catalogo di Gemine Muse, del mio rapporto con l’arte contemporanea, che cosa penso dell’arte contemporanea oggi e il fatto che in fin dei conti il mio libro contiene degli elementi che possono dialogare con l’arte contemporanea e anche con l’arte del passato e quindi in accordo con Gemine Muse…La mia presenza qui non è poi così sconnessa.
Posso anche dire Che ci faccio qui? su questo pianeta, in rapporto al cosmo, allora hai le vertigini, Che ci faccio in questa società oggi, qual è il mio ruolo, cosa posso fare. Domandarselo è già presuntuoso!  Tu ritieni di dare qualcosa? E’ già molto, come diceva Leopardi, chi si spende vuol dire che si apprezza. E’ un gioco di parole tra spesa e prezzo, chi si spende per gli altri apprezza sé stesso.
Che ci faccio qui? …Come autore di libri è mettere in circolo la mia fantasia. Scrivo perché riesco a fantasticare nei dettagli, particolare dopo particolare. Offro le mie fantasie prendendomi la responsabilità di viverle nei particolari.
Che ci faccio in quest’epoca? Chi lo sa. Servono le mie fantasie agli altri? Spero di sì. E’ una scommessa, anche un po’ insensata perché chissà a cosa servono le fantasie degli altri…
In un’altra epoca? A volte ho la nostalgia di quelle epoche dove tutto era nuovo, un po’ una nostalgia d’artista se mi passi il termine, anche se sono autore di libri. Penso alle avanguardie dell’inizio Novecento, anche nel Romanticismo o anche chi ha usato il volgare…Usare la lingua italiana quando tutti usavano il latino, che roba sconvolgente! Dopo il post moderno ci siamo sentiti sovraccarichi di già fatto, già visto, già detto, già sentito…Però penso che anche oggi ci sono tantissime cose nuove che accadono in continuazione anche nella tecnologia…

Anche perché cambia la realtà…

Certo, quindi c’è tanto di nuovo, basta saperlo guardare, basta saperlo vedere e riconoscere e allora mi consolo di essere conficcato in questa epoca irrimediabilmente!

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s


Follow

Get every new post delivered to your Inbox.