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	<title>Progetto Giovani - Padova</title>
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		<title>Intervista a Tiziano Scarpa</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 11:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;interno della rassegna artistica Gemine Muse, il 25 giugno il romanziere, drammaturgo e poeta veneziano Tiziano Scarpa ha presentato il suo ultimo libro &#8220;Le cose fondamentali&#8221;. Dopo aver parlato del suo intervento nel catalogo, del suo rapporto con l’arte contemporanea e come essa sia fortemente presente nella sua ultima fatica letteraria, l’operatrice di Progetto Giovani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=135&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="tiziano scarpa" src="http://www.progettogiovani.pd.it/imgup/image/TizScarpa_m.jpg" alt="" width="262" height="196" />All&#8217;interno della rassegna artistica Gemine Muse, il 25 giugno il romanziere, drammaturgo e poeta veneziano Tiziano Scarpa ha presentato il suo ultimo libro &#8220;Le cose fondamentali&#8221;.<br />
Dopo aver parlato del suo intervento nel catalogo, del suo rapporto con l’arte contemporanea e come essa sia fortemente presente nella sua ultima fatica letteraria, l’operatrice di Progetto Giovani Elisa Bonomo lo ha intervistato e in qualità di artista gli ha chiesto “Che ci fai qui?”</p>
<p><span id="more-135"></span><br />
Ciao Tiziano, innanzitutto complimenti per il dibattito. Durante il tuo intervento hai detto che l&#8217;artista deve avere il coraggio di dire la verità. A te è mai capitato di essere profetico in qualche modo rispetto alle cose che hai scritto e che poi hai visto nella realtà? Si sono avverate?</p>
<p>Urca che domanda! Beh, tanto scrivere è profetico per il semplice fatto che si avvera nella lettura. Lo dico anche in maniera banale ed elementare&#8230;se tu predisponi una battuta divertente, racconti una storia che fa ridere, poi chi ti legge ride&#8230;in qualche maniera sei stato profetico. Hai confezionato un&#8217;esperienza vera. Vale lo stesso per la commozione di chi si mette un po&#8217; a lacrimare, almeno spiritualmente, quando ti legge.<br />
Su comunque profezia o previsione, mah&#8230;In certe analisi che ho fatto forse. Però ci dovrei pensare. Anche perché è un atteggiamento brutto! Io spero non sia mai accaduto, nel senso dici &#8220;eh, quella cosa crollerà&#8221; e poi crolla, qualcuno si fa male e tu dici &#8220;ah, l&#8217;avevo detto io!&#8221;&#8230;Non sia mai! Spero di non scrivere prevedendo catastrofi! (ride)</p>
<p>Ahahah..Non volevo dire questo! E&#8217; che a volte ci sono artisti che dicono delle cose, le prevedono e poi purtroppo o per fortuna accadono. Con questo non intendevo il concetto &#8220;Ecco, l&#8217;avevo detto! Dovevate ascoltarmi!&#8221;. Non ti vedo vestito da Cassandra!<br />
Ma passiamo al libro: hai parlato di cose che sono indispensabili e altre superflue nella vita di una persona. Quali sono secondo te le cose fondamentali? Sono diverse da quelle che dice il protagonista oppure si assomigliano?</p>
<p>Quando si cominciano ad elencare le cose fondamentali si rischia la semplificazione se si va agli universali, per non dire agli assoluti. Sono parole solenni come amore, potere, soldi, malattia, morte&#8230;Ma queste cose le incontriamo si o no? Noi sappiamo che non incontriamo la semplicità, la semplificazione ma incontriamo le cose articolate e complesse&#8230;certo, incontriamo l&#8217;amore, la morte, i soldi&#8230;ma tutti in situazioni particolari. Per questo per me ha senso fare narrativa, raccontare. Però quello che è bello secondo me della poesia dell&#8217;arte in generale, dei romanzi e che lì non sai mai quali siano le cose fondamentali. La filosofia, la religione arrivano e ti dicono &#8220;vita, morte, salvezza, dannazione, peccato, verità, gioia, denaro, potere, economia&#8230;&#8221;. Grandi temi fondamentali. Ma il bello della poesia, del romanzo, ma anche dell&#8217;arte è che dicono anche &#8220;caffettiera&#8221;, &#8220;nuvole&#8221;, &#8220;fiori&#8221;. Pensa a Morandi! Non ti dice amore, morte, soldi&#8230;ti dice &#8220;bottiglie&#8221;!<br />
Questo è il bello dell&#8217;arte. Ti indica gli universali, gli assoluti dove meno te lo aspetti. In cose che tu non considereresti non fondamentali.</p>
<p>Collegandomi a questo hai anche detto che critichi l&#8217;arte cosiddetta &#8220;a pancia piena&#8221;. Puoi spiegarci il concetto? Anche perché il protagonista del tuo libro incontra l&#8217;arte nel momento di assoluta crisi. Vedi anche una possibilità di salvezza in quest&#8217;arte?</p>
<p>Si, ho fatto un esempio un po&#8217; caricaturale. Descrivevo la tipica situazione dove magari si fa la gita, oppure una noiosa domenica pomeriggio dove uno dice “si, dopo mangiato che facciamo? Andiamoci a vedere una bella mostra!”. Una situazione di arte vista a pancia piena, non ho parlato di arte fatta a pancia piena perché non ho la mitologia o il feticcio dell’artista che deve essere per forza affamato, soffrire per produrre…Dipende. C’è chi ha dato il meglio di sé con le spalle al muro, erano poveri in canna, facevano fatica a mettere insieme pranzo e cena altri che hanno dato il meglio di sé in una situazione molto comoda. Non è mai detto.<br />
Sono più affezionato a un’arte che irrompe verticale, drammaticamente o che addirittura ti soccorre in un momento di bisogno, ti mostra una via…Ti dà una parola che ti apre, una soluzione, ti suggerisce in un momento di trauma. Io credo che gli artisti si siano espressi anche per questo, non solo per farti compagnia con il sorriso, ma anche per darti qualcosa di potente, perché no, anche in un momento di bisogno.<br />
Io l’arte la considero qualcosa che è il meglio che ci dicono chi ha vissuto prima di noi, ma anche quelli che sono vivi e attivi, ci dicono il meglio della vita, dei drammi, delle cose buone della vita e ce lo dicono nel miglior modo che hanno saputo fare.</p>
<p>Qui a Padova nel corso di quest’anno c’è stato un percorso formativo che hanno intrapreso 17 giovani artisti che si chiama “Che ci faccio qui?” coordinato da Marco Baliani. Giro anche a te la domanda “Che ci fai tu qui? E che cosa avresti fatto in un’epoca diversa?”</p>
<p>Che ci faccio qui? è una domanda che può anche mettere i brividi perché uno la può intendere come che ci faccio qui oggi pomeriggio e allora posso dire che ho presentato il mio libro, ho raccontato il mio intervento nel catalogo di Gemine Muse, del mio rapporto con l’arte contemporanea, che cosa penso dell’arte contemporanea oggi e il fatto che in fin dei conti il mio libro contiene degli elementi che possono dialogare con l’arte contemporanea e anche con l’arte del passato e quindi in accordo con Gemine Muse…La mia presenza qui non è poi così sconnessa.<br />
Posso anche dire Che ci faccio qui? su questo pianeta, in rapporto al cosmo, allora hai le vertigini, Che ci faccio in questa società oggi, qual è il mio ruolo, cosa posso fare. Domandarselo è già presuntuoso!  Tu ritieni di dare qualcosa? E’ già molto, come diceva Leopardi, chi si spende vuol dire che si apprezza. E’ un gioco di parole tra spesa e prezzo, chi si spende per gli altri apprezza sé stesso.<br />
Che ci faccio qui? …Come autore di libri è mettere in circolo la mia fantasia. Scrivo perché riesco a fantasticare nei dettagli, particolare dopo particolare. Offro le mie fantasie prendendomi la responsabilità di viverle nei particolari.<br />
Che ci faccio in quest’epoca? Chi lo sa. Servono le mie fantasie agli altri? Spero di sì. E’ una scommessa, anche un po’ insensata perché chissà a cosa servono le fantasie degli altri…<br />
In un’altra epoca? A volte ho la nostalgia di quelle epoche dove tutto era nuovo, un po’ una nostalgia d’artista se mi passi il termine, anche se sono autore di libri. Penso alle avanguardie dell’inizio Novecento, anche nel Romanticismo o anche chi ha usato il volgare…Usare la lingua italiana quando tutti usavano il latino, che roba sconvolgente! Dopo il post moderno ci siamo sentiti sovraccarichi di già fatto, già visto, già detto, già sentito…Però penso che anche oggi ci sono tantissime cose nuove che accadono in continuazione anche nella tecnologia…</p>
<p>Anche perché cambia la realtà…</p>
<p>Certo, quindi c’è tanto di nuovo, basta saperlo guardare, basta saperlo vedere e riconoscere e allora mi consolo di essere conficcato in questa epoca irrimediabilmente!</p>
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		<title>Intervista a Miguel Gotor</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 10:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Miguel Gotor, collaboratore de Il Sole 24 ore, ricercatore di Storia moderna presso l&#8217;Università degli Studi di Torino e curatore del libro Aldo Moro, lettere dalla prigionia (Einaudi 2008), il 26 marzo ha proposto ai ragazzi del Liceo Marchesi-Fusinato un&#8217;attenta analisi delle cause che hanno portato al terrorismo di destra e di sinistra in Italia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=132&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<h3><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"><img class="alignleft" title="Miguel Gotor" src="http://www.progettogiovani.pd.it/imgup/image/Miguel-Gotor.jpg" alt="Miguel Gotor" width="422" height="280" /><strong>Miguel Gotor, collaboratore de </strong></span></span><strong><em><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Il Sole 24 ore</span></span></em><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">, ricercatore di Storia moderna presso l&#8217;Università degli Studi di Torino e curatore del libro </span></span><em><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Aldo Moro, lettere dalla prigionia </span></span></em><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">(Einaudi 2008), il 26 marzo ha proposto ai ragazzi del Liceo Marchesi-Fusinato un&#8217;attenta </span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">analisi delle cause che hanno portato al terrorismo di destra e di sinistra in Italia negli anni &#8217;70</span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">. Il suo contributo fa parte del ciclo di incontri organizzati dalle Politiche Giovanili del Comune di Padova in collaborazione con Progetto Giovani in vista del </span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">9 maggio</span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">,</span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;"> Giornata della memoria delle vittime del terrorismo</span></span><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">. L&#8217;intervista è stata realizzata da Elisa, volontaria del Servizio Civile Nazionale a Progetto Giovani.</span></span></strong></h3>
<p lang="it-IT"><span id="more-132"></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Da quando sono piccola mi assilla questa domanda e ne approfitto oggi che ho uno storico: davanti: perchè la storia a scuola s&#8217;insegna fino al &#8217;45?</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">MG: Mah..personalmente penso sia giusto. Non sono così d&#8217;accordo con la tendenza che negli ultimi dieci, quindici anni è stata molto invadente, ovvero che l’unica storia possibile da studiare debba essere contemporanea. Penso invece che il sapere storico acquisti una sua dimensione più profonda e autentica se inserito in una dimensione più laica.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Certamente molti giudizi non si sono sedimentati su elementi tanto recenti, quindi se la storia deve essere insegnata a degli studenti ed è solo passione e ideologia rischia di diventare solo una sorta di convincimento. Molte cose non hanno ancora una dimensione di giudizio.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Ancora molti hanno un ideale romantico di quella che è stata la lotta armata. Mi sembra di aver notato nei suoi articoli una sorta di critica verso alcuni suoi colleghi storici, alcuni li definisce “dietrologi”, altri “spiegazionisti ad oltranza”. Il non avere una memoria storica condivisa è ricorrente in molti misteri d’Italia. Il problema è del tutto italiano? A che cosa è legato, secondo lei?</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">MG: E’ un problema non solo italiano…E’ un problema generale. La richiesta di una memoria condivisa è una sorta di parola d’ordine che viene prevalentemente dal mondo politico e istituzionale. </span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Secondo me c’è un problema di fondo, che in realtà è un errore. Si sovrappone il concetto di memoria con quello di storia. L’idea che la storia sia la memoria di una comunità. Non è così. La memoria è solo uno degli aspetti, per quanto importante, che formano il sapere e il discorso storico.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Dal mio punto di vista rovescerei questa impostazione. E’ normale, comprensibile, arrivo quasi a dire moralmente giusto che le memorie di una comunità siano divise e autonome. Si devono avere delle memorie il più possibile libere di manifestare sé stesse e in questa libertà devono essere capaci di confluire in una condivisione di giudizio storico.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Sul caso Moro lei ha dichiarato che “non esiste altro argomento come questo in grado di creare polemiche tanto laceranti. C’è una dittatura della testimonianza, da un lato la strategia della tensione da parte di alcune testate giornalistiche negli anni ’70, da un altro la versione dei brigatisti adesso, da un altro ancora un’opinione pubblica che tacitamente appoggiava l’attività delle Br”. Perché si è dovuto aspettare che figli, fratelli e parenti delle vittime creassero una letteratura alternativa e non si è fatto prima?</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">MG: Io non credo che su questo tema siamo in ritardo. C’è stato certamente uno squilibrio, ma il nostro Presidente della Repubblica Napolitano e il precedente Ciampi si sono impegnati perché fosse riconosciuto uno spazio e una voce anche per le vittime della violenza terroristica.</span></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">Abbiamo dovuto aspettare che i figli delle vittime, che spesso erano tragicamente giovani, crescessero e avessero la possibilità di prendere una penna in mano e di raccontare dal loro punto di vista la vicenda che avevano subito. Penso al libro di Mario Calabresi (“<em>Spingendo la notte più in là</em>”, NdR), o più recentemente al libro di Benedetta Tobagi (“<em>Come mi batte forte il tuo cuore</em>”, NdR)&#8230;</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">C’è anche un aspetto biologico…Sono entrambi cresciuti e hanno scritto due libri molto belli e intensi. Questo sforzo politico e istituzionale di immettere una “buona memoria” dentro l’uso pubblico di questi avvenimenti credo sia una scelta e un progetto notevole sul piano civile e sta vincendo lo squilibrio che certo c’era.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Nel suo intervento lei ha parlato di quattro attori coinvolti nelle vicende che porteranno al terrorismo, ossia i reazionari, i conservatori, i rivoluzionari e i riformisti. Perché i brigatisti sceglievano proprio i riformisti?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><span style="color:#000000;">MG:<strong> </strong>Ho cercato di spiegare come lo scontro e la tensione feroce che vi era tra quanti avevano un progetto di sovversione rivoluzionaria e i reazionari, ossia quelli che non si limitano a conservare il loro stato e condizione ma vogliono che questi ritornino indietro, siano andati a costituire una delle cause, forse la principale, che ho prodotto il terrorismo in Italia. Per quanto riguarda il terrorismo di sinistra, il constatare che i riformisti siano stati le principali vittime di quell&#8217;azione ci deve portare a ritenere che l&#8217;intimidazione e l&#8217;eliminazione dei essa era il meccanismo per  la radicalizzazione del conflitto tra reazionari e rivoluzionari. I riformisti si trovavano tra chi lavorava nei giornali, penso a Tobagi; nella magistratura, penso a Galli, Alessandrini, Tartaglione; nelle istituzioni e nella politica, e penso alle figure di Bachelet e Moro; nelle università, Ruffilli ad esempio.</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Tutti impegnati in uno sforzo che tendeva a migliorare le condizioni.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Alcuni giornali in quest’ultimo periodo hanno anche parlato di un ritorno agli anni di piombo. E’ d’accordo o in disaccordo con quest’affermazione?</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">MG: Assolutamente in disaccordo. Non ci sono le condizioni di carattere sociale, politico e ideologico che hanno provocato quel fenomeno. Ci può essere un ritorno alla violenza politica, alla radicalizzazione…ma gli anni di piombo sono un fenomeno che si inserisce in un preciso processo storico. La storia non si ripete mai ugualmente, è sempre diversa.</span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Elisa: Cosa ha portato il sopravvento della vicenda umana alla parole di Moro?</strong></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">MG: Certamente una serie di dibattiti che hanno riguardato quell’esperienza hanno impedito di ricordare la figura di Moro e poi c’era il problema sulla ricerca storica che quei 55 giorni di detenzione impedivano una ricostruzione della vicenda storica da una lato e anche la ricostruzione della sua figura. Mi è sembrato utile che fosse importante partire per la prima volta da uno studio dei documenti e fonti che aveva prodotto nel corso del sequestro. Si tratta delle lettere dalla prigionia da una parte e e da un&#8217;altra di un testo, chiamato “Memoriale”, che Moro dedicò a una riflessione sull’Italia repubblicana dagli anni ’40 ai mesi precedenti la sua morte.</span></span></p>
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		<title>Voci di viaggio, voci di volontari</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 14:07:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spazio Europa]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[Serena Camillo racconta la sua esperienza di volontaria Sve presso Escola de Tempo Libre e Animación Sociocultural Don Bosco. Storie o fatti significativi che ti sono accaduti L’esperienza del cammino è stata davvero importante per me, è stato solo un assaggio perché penso che il vero cammino debba durare più di una settimana però questi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=126&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<strong>Storie o fatti significativi che ti sono accaduti</strong></p>
<p>L’esperienza del cammino è stata davvero importante per me, è stato solo un assaggio perché penso che il vero cammino debba durare più di una settimana però questi 150 km mi hanno insegnato sicuramente qualcosa: l’obiettivo è meno importante del cammino che <span id="more-126"></span>una persona compie per raggiungerlo, alle volte c’è un unico cammino ma differenti modi per percorrerlo e ognuno deve trovare il suo personale modo, l’appoggio umano è la più grande risorsa, ogni persona è un potenziale tesoro, la forza di volontà supera tutti gli ostacoli e che prima o poi bisogna fare i conti con se stessi.</p>
<p><strong>Pellegrini che ti hanno colpito</strong></p>
<p>Ho conosciuto vari pellegrini che mi hanno colpito, in particolare mi ricordo di una ragazza tedesca, Maggie, che stava facendo il cammino da sola e per me è stata una benedizione,: il suo volto, il suo sorriso , la serenità che emanava comunicavano più di qualsiasi parola. Ho conosciuto anche una coppia di fidanzati che stavano facendo il cammino perché la ragazza aveva rischiato di perdere la vista  7 anni prima in Thailandia, a causa di un batterio che si era insinuato nellae sue lenti a contatto e aveva promesso che se avesse recuperato la vista avrebbe fatto il cammino..lei non ama camminare..ma era li… e poi l’ultima settimana d’aprile ho fatto l’ultimo pezzo di cammino, da Monte de Gozo fino alla cattedrale con Irina e una giornalista radiofonica francese che aveva il progetto di registrare i vari suoni del cammino, dal rumore dei fiumi a quello delle strade e fare un documentario.. abbiamo parlato molto della vita, delle proprie vocazioni e per me è stato davvero importante.</p>
<p><strong>Che cosa hai imparato e in cosa sei migliorata?</strong></p>
<p>Sicuramente ho migliorato il mio inglese, ho imparato un sacco di parole nuove e ho migliorato la comprensione orale. Ho imparato qualche parola nuova in spagnolo e qualche frase fatta. Irina mi ha insegnato a fare rose di carta e alcuna funzioni della macchina fotografica reflex. Sophie mi ha insegnato a fare crepes. So molte più cose riguardo l’Estonia, Lettonia e Lituania: ora so che non hanno culture totalmente differenti: a partire dalla ligua e dalla storia. Ho imparato molte cose riguardo la cultura gallega, come i piatti tipici, la maniera d’essere, il tempo, la storia, la geografia, la lingua, la streghe. Ho imparato molte più cose riguardo i differenti cammini e le tradizioni che portano con se.</p>
<p><strong>Cosa vuoi imparare?</strong></p>
<p>Gallego, migliorare lo spagnolo, il tedesco e l’inglese. Vorrei trovare un corso di fotografia anche se per ora sembra impossibile. Mi piacerebbe lavorare con i cani nel mio tempo libero, iniziare a informarmi sui corsi per imparare la pet therapy perché più ci penso e più credo che questa sia la mia strada.</p>
<p><strong>Che difficoltà hai avuto?</strong></p>
<p>La principale difficoltà è stata sicuramente la lingua inglese, la prima settimana è stata davvero dura perché tutti parlavano inglese e per me era molto difficile farmi capire, farmi conoscere o solamente essere ironica,  o fare battute. Sentivo molto la mancanza di rapporti veri e autentici, alle volte ho avuto l’impressione che le persone attorno a me fossero superficiali e totalmente disinteressate. Inoltre sentivo moltissimo la mancanza di casa, dei miei amici della mia vita di tutti i giorni. E’ stato abbastanza difficile anche vivere con un gruppo di 30 persone totalmente differenti, condividere tutto, dal bagno alla cucina alle attività quotidiane, cercare di adattarsi alle differenti culture o stili di vita, prendere delle decisioni in gruppo, o semplicemente muoversi in gruppo, alle volte perdo la pazienza quando devi aspettare tutti oppure cerchi di trovare un compromesso che accontenti tutti e arriva una persona e si lamenta.</p>
<p><strong>Come ti sei sentita?</strong></p>
<p>Il primo mese è stato davvero strano, oscillavo da momenti di gioia immensa a momenti di tristezza e malinconia… ma dalla terza settimana in poi mi sento molto più stabile e i momenti positivi superano di gran lunga i momenti negativi. Sono davvero felice di aver conosciuto alcune persone, di aver condiviso con loro momenti importanti, credo di aver individuato le persone che fanno per me , delle quali posso fidarmi e che quindi possono farmi sentire a mio agio. I momenti di tristezza e di malinconia sono dovuti per lo più alla nostalgia di rapporti umani sari e veri..alle volte sembra che qui le persona corrano troppo veloce, o vogliano dimostrare più di quello che possono dimostrare e allora penso alla mia famiglia o ai miei amici che con essere se stessi e la loro genuinità mi comunicano un senso di benessere e autenticità. Alle volte per me è stato difficile farmi conoscere, non so se è una forma di timidezza o l’ostacolo della lingua ma più di qualche volta mi sono sentita un po’ bloccata. Alcune volte, nonostante sia sicura al 100 per 100 che questo progetto fa per me e che non avrei potuto scegliere di meglio, ho perso un po’ la motivazione perché parlo gia abbastanza spagnolo e nei momenti vuoti mi chiedo perché sono qui o non in Germania a imparare il tedesco..però poi ripenso alle mie motivazioni inizali, al mio amore per il cammino, a quanto mi piaccia la galicia alla mia necessità di tempo per capire, al mio amore per la cultura, al mio interesse per le foto per le interviste per fare video e allora so che non avrei potuto trovare di meglio.</p>
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		<title>Non ora, non qui</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di dariatinagli@gmail.com Titolo: Non ora, non qui Autore: Erri De Luca Editore: Feltrinelli Anno di pubblicazione: 1989 Numero di pagine: 91 Prezzo di copertina: euro 6.00. Il ricordo è qualcosa che ognuno ha o che non ha più? Il ricordo è un oggetto fragile ma resistente negli anni, tanto da condizionare tutta un&#8217;esistenza. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=122&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/06/non.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-123" title="non" src="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/06/non.jpg?w=190&#038;h=300" alt="" width="190" height="300" /></a>a cura di dariatinagli@gmail.com</p>
<p>Titolo: <em>Non ora, non qui</em></p>
<p>Autore: Erri De Luca</p>
<p>Editore: Feltrinelli</p>
<p>Anno di pubblicazione: 1989</p>
<p>Numero di pagine: 91</p>
<p>Prezzo di copertina: euro 6.00.</p>
<p>Il ricordo è qualcosa che ognuno ha o che non ha più? Il ricordo è un oggetto fragile ma resistente negli anni, tanto da condizionare tutta un&#8217;esistenza. Il ricordo è anche questo piccolo libro,  è un pensiero raccolto in questo romanzo che piacerebbe a Calvino per la sua &#8220;leggerezza pensosa&#8221;.<span id="more-122"></span></p>
<p>Un viaggio nel proprio tempo, nella propria storia, che comincia da una fotografia:</p>
<p>una mamma giovane che osserva un figlio anziano da una vecchia fotografia. In questo libro De Luca interroga le immagini con uno stile pulito e geometrico, senza ombre, così come ha fatto Barthes nella Camera Chiara. La parola scava percorsi sempre nuovi, e si sente con chiarezza la lacerazione che certi ricordi producono quando si staccano improvvisamente. E&#8217; un romanzo carico di dolore, desolazione e malinconia in cui la morte torna spesso, in mezzo ai luoghi, gli oggetti, le persone.</p>
<p>Da questo dialogo interiore si svela l&#8217;infanzia vissuta tra vicoli sporchi e chiassosi dove tanti soprusi vengono perpetrati sui soggetti più deboli, come il De Luca bambino, debole per la sua balbuzie insistente. Una balbuzie che lo segnerà per sempre insieme ai molti dolori che riempiranno la sua vita: la forza eccessiva della madre, la morte del migliore amico, quella del padre e, da adulto, la perdita della moglie, sposata senza amore proprio per la paura della labilità dei sentimenti forti.</p>
<p>Un romanzo di formazione a rovescio, direi di deformazione, scomposizione dei ricordi e del proprio passato per poterli ritrovare e capire meglio, per provare ad amarli attraverso quel sentimento logorante e struggente che è la malinconia.</p>
<p>Vocabolario</p>
<p>Appartenenza: Mi torna in mente il passato con parvenza di intero, per un bisogno di appartenenza a qualcosa, che stasera mi spinge verso di esso, verso una provenienza.</p>
<p>Attesa: &#8220;Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono&#8221;. Poi aggiunse ancora: &#8220;Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un&#8217;attesa&#8221;.</p>
<p>Cambiare: Non ero io a cambiare, era il mondo, tutto a confusione, che si metteva a fare un altro rumore e un altro silenzio.</p>
<p>Chiedere: Quella che era una mia iniziativa di chiedere si rivoltava in cuor mio in un&#8217;interrogazione da parte loro. Oggi so che in ogni frase pronunciata c&#8217;è l&#8217;anima di una domanda, allora temevo che in ogni domanda fosse contenuta una risposta che non sapevo riconoscere. Non seppi domandare, non capii la risposta, ma non ho dimenticato. Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.</p>
<p>Crescere: Si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto, si cresce sentendo d&#8217;improvviso molta distanza da tutte le persone.</p>
<p>Domanda: Molto del destino di ciascuno dipende da una domanda, una richiesta che un giorno qualcuno, una persona cara o uno sconosciuto, rivolge: d&#8217;improvviso uno riconosce di aspettare da tempo quella interrogazione, forse anche banale ma che in lui risuona come un annuncio, e sa che proverà a rispondere ad essa con tutta la vita.</p>
<p>Fraintendimento: Ci siamo fraintesi ostinatamente, come per proteggerci da qualcosa. Custodimmo il non capirsi per una discrezione e un pudore: ora so che questo conserva gli affetti. Fu una rinuncia e una preclusione ottemperata come una norma, sconosciuta alla volontà come un istinto. Fraintendersi fu giusta condizione, capirsi non poteva servirci. Poteva durare in eterno l&#8217;infanzia, non mi sarei stancato mai.</p>
<p>Male: In quel punto dovetti sapere per la prima volta che il male è irreparabile e non c&#8217;è modo di risanare un torto qualunque cosa si faccia dopo. Non c&#8217;è rimedio al di fuori di non commetterli e non commetterli è opera la più ardua e segreta in mezzo al mondo.</p>
<p>Parlare: Ognuno ha un cancello in qualche memoria, ognuno è rimasto fuori di un giardino. Fu così per me quando volli parlare. Le dissi le mie povere parole e la mia speranza ingolfata che fossero uguali tutte le mattine del tempo futuro e restasse per me un cancello al quale fermarmi con lei.</p>
<p>Le dissi così male, rigide, e furono vecchie in un momento. Il silenzio conservava al nostro incontro il beneficio dell&#8217;avvenimento fortuito. Era la complicità richiesta. Chi la svela non lo fa più accadere.</p>
<p>Parole: Si impara tardi a difendersi dalle parole.</p>
<p>Responsabilità: Essere al mondo, per quello che ho potuto capire, è quando ti è affidata una persona e tu ne sei responsabile e allo stesso tempo tu sei affidato a quella persona ed essa è responsabile per te.</p>
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		<title>Il mio amico Eric</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione film]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[eric cantona]]></category>
		<category><![CDATA[gerard kearns]]></category>
		<category><![CDATA[il mio amico eric]]></category>
		<category><![CDATA[ken loach]]></category>
		<category><![CDATA[stephanie bishop]]></category>
		<category><![CDATA[steve evets]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Looking for Eric Regia: Ken Loach Sceneggiatore: Paul Laverty Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns Nazionalità: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia 2009 Genere: Commedia, Drammatico, Sportivo Durata: h 1.59 ll mio amico Eric è il primo film di Ken Loach in cui non si piange e non ci s&#8217;arrabbia, solamente: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=112&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/05/il-mio-amico-eric.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-113" title="Il-mio-amico-eric" src="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/05/il-mio-amico-eric.jpg?w=227&#038;h=213" alt="" width="227" height="213" /></a>Titolo originale: Looking for Eric</p>
<p>Regia: Ken Loach</p>
<p>Sceneggiatore: Paul Laverty</p>
<p>Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns</p>
<p>Nazionalità: Belgio, Francia, Gran Bretagna, Italia 2009</p>
<p>Genere: Commedia, Drammatico, Sportivo</p>
<p>Durata: h 1.59</p>
<p>ll mio amico Eric è il primo film di Ken Loach in cui non si piange e non ci s&#8217;arrabbia, solamente: questa è la prima commedia, veramente commedia, dell&#8217;impegnato regista inglese, comunista militante.</p>
<p>Ed i canoni della commedia, secondo le antiche (ma sempre attuali) regole, esplicitate da Aristotele nella sua Poetica più di duemila anni fa, sono tutte rispettate: ci sono tutte e tre le unità essenziali (d&#8217;azione; di tempo; di luogo), con un&#8217;unica digressione temporale appartenente al sistema teatrale moderno (in pratica, in tutto il film c&#8217;è un solo flash-back, mentre tutto il resto della narrazione è un continuum lineare di eventi).<br />
<span id="more-112"></span> Questa è la storia di Eric, postino di provincia, che ha abbandonato Lilly, l&#8217;unica donna che egli abbia mai amato in vita sua, quando la loro bambina era ancora in fasce, e che vive sotto lo stesso tetto dei due figliastri, lasciatigli là dalla seconda moglie quando se n&#8217;è andata, come fossero dei pacchi postali. Eric ha un rapporto molto difficile con questi due ragazzi, ed un rapporto quasi inesistente con la sua unica figlia.<br />
L&#8217;unica passione che lo tenga ancora in vita è quella per il Manchester United, e soprattutto la sua venerazione per Eric Cantona, il capitano francese della squadra di dieci anni prima (per intenderci, la squadra degli inizi di David Beckham).<br />
Questo noioso e patetico tran-tran viene spezzato dalla figlia di Eric, che gli chiede di badare per un&#8217;ora al giorno alla sua neonata, in modo da poter concludere gli studi: l&#8217;accettare quest&#8217;impegno porterà Eric a rivedere Lilly, ed a doversi confrontare col suo passato e con le sue fughe vigliacche.<br />
I nodi, però, arriveranno anche per il presente, perché Eric è sempre fuggito dalle responsabilità, ma alla fine si dovrà scontrare anche con la realtà della vita dei due adolescenti che si ritrova per casa, e di cui nulla, ormai, conosce più.<br />
In tutto questo girotondo di eventi, due sono gli aiuti che il calcio gli offre: Eric Cantona gli appare, esattamente come i Santi appaiono per i cattolici, ed inizia a spronarlo a fare delle cose per migliorare la qualità della sua vita e dei suoi rapporti sociali; in più, in un momento di grossa difficoltà, Eric si ritrova a dover chiedere aiuto a quelli che ha sempre considerato gli &#8216;amici da bar e da stadio&#8217;, i quali arriveranno a rischiare la propria incolumità e la galera, pur di aiutarlo.<!--more--><br />
Non svelerò, in questa sede, i particolari più importanti: posso, però, affermare che questo film molto può insegnare, soprattutto ai giovani, poiché una forte critica del degrado sociale in cui, personalmente, ognuno di noi è caduto, è posta alla base. Non per niente, il regista, tifoso tifosissimo del Manchester Utd., per mezzo di uno degli amici di Eric, critica gli ingaggi dei giocatori, che hanno tolto poesia al calcio.<br />
Notevole, notevolissima, è la prova d&#8217;attore e di uomo che dà al film Eric Cantona, mai dimenticato né dal calcio e né dai tifosi (citato anche in &#8220;Twin Town&#8221;, altro film proletario di 10 anni fa, circa).<br />
A questo punto, non mi resta che dirvi di cercarlo, vederlo e pensare che si possono dire cose di un certo spessore culturale anche con un sorriso sulle labbra.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/112/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/112/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=112&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lezioni americane</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 11:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di dariatinagli@gmail.com Titolo: Lezioni americane Autore: Italo Calvino Editore: Mondadori Anno di pubblicazione: 1988 Numero di pagine: 135 Prezzo di copertina: euro 8.00. &#8220;La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=104&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><a href="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/04/2833-lezioni-americane1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-107" title="2833-lezioni-americane" src="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/04/2833-lezioni-americane1.jpg?w=180&#038;h=300" alt="" width="180" height="300" /></a><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">a cura di dariatinagli@gmail.com</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Titolo: <em>Lezioni americane</em></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Autore: Italo Calvino</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Editore: Mondadori</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Anno di pubblicazione: 1988</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Numero di pagine: 135</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Prezzo di copertina: euro 8.00.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">&#8220;La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici. Vorrei dunque dedicare queste mie conferenze ad alcuni valori o qualità o specificità della letteratura che mi stanno particolarmente a cuore&#8221;. (Dall&#8217;Introduzione dell&#8217;Autore).</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span id="more-104"></span><br />
</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità e Molteplicità, questa la letteratura del nuovo millennio secondo le previsioni di Calvino. Questo è Lezioni americane, scritto tra il 1984 e il 1985 per una serie di conferenze tenute all&#8217;Università di Harvard, pubblicato postumo nel 1988 dopo la morte improvvisa dell&#8217;autore, una specie di testamento morale. Un piccolo libro divertente, intenso, molto ricco, un insieme di appunti e promemoria sulla letteratura e sulle parole, ma anche su se stesso e il suo mondo interiore (divertente, ricco e intenso come questo libro). Un&#8217;occasione per conoscere qualcosa in più di questo autore così speciale. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Scalfari e Scurati (2009), si sono recentemente chiesti se ci sia uno sbaglio in questa previsione, ipotizzano che questi requisiti abbiano avuto negli anni un&#8217;interpretazione opposta a quella prevista da Calvino, e scrivono: </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> &#8220;La leggerezza si è trasformata in superficialità, la rapidità in pressappochismo, l&#8217;esattezza in arida pedanteria, la visibilità in esibizione, la molteplicità in pressappochismo. L&#8217;eleganza intellettuale da lui auspicata e rappresentata è diventata trivialità, volgarità, pesantezza. </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Come è potuto accadere un capovolgimento così drammatico nello spazio breve di vent&#8217;anni? </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> La risposta è sospesa, forse perché per poterla dare occorre allargare il quadro entro il quale va collocata. La modernità (finita con lo stesso Calvino) è stata un&#8217;opera ricca di accorgimenti conoscitivi, di novità, di contraddizioni. Calvino conosceva benissimo quella storia, ma forse non avrebbe immaginato che quelli che lui considerava i posteri e che oggi sono i contemporanei sarebbero arrivati con una &#8220;posterità&#8221; completamente diversa da quella splendidamente descritta in questo saggio. Un&#8217;epoca è finita, un&#8217;altra è cominciata. Con ottimismo si può affermare che viviamo un momento di passaggio nel quale le ombre soverchiano la luce. E&#8217; sempre accaduto così, ma la storia continua e prima o poi da questo passaggio buio e pericoloso si uscirà.&#8221;</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><strong>Vocabolario</strong>:</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- Leggerezza: &#8220;Esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- Rapidità: &#8220;Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta di arrivare prima a un traguardo stabilito, al contrario l&#8217;economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo più tempo potremo perdere&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- Esattezza: &#8220;La letteratura (e forse solo la letteratura) può creare degli anticorpi che contrastino l&#8217;espandersi della peste del linguaggio&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- Visibilità: &#8220;La fantasia è un posto dove ci piove dentro&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">- Molteplicità: &#8220;Ogni vita è un&#8217;enciclopedia, una biblioteca, un inventario d&#8217;oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.&#8221;</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/104/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/104/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=104&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;uomo che fissa le capre</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 11:18:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[recensione film]]></category>

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		<description><![CDATA[a cura di bettina777@virgilio.it (Lisa Lideo) L&#8217;uomo che fissa le capre è un film di Grant Heslov, con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang. Titolo originale: The Men Who Stare At Goats. Commedia; durata 93 min. USA, Gran Bretagna 2009. “Sono uno Jedi!” Questo è il senso profondo di un film [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=100&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><a href="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/04/l_uomo_che_fissa_le_capre.jpg"><a href="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/04/l_uomo_che_fissa_le_capre1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-110" title="l_uomo_che_fissa_le_capre" src="http://pgpadova.files.wordpress.com/2010/04/l_uomo_che_fissa_le_capre1.jpg?w=209&#038;h=300" alt="" width="209" height="300" /></a></a></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">a cura di bettina777@virgilio.it (Lisa Lideo)</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><em>L&#8217;uomo che fissa le capre</em> è un film di Grant Heslov, con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Titolo originale: The Men Who Stare At Goats.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Commedia; durata 93 min.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">USA, Gran Bretagna 2009. </span></p>
<p>“<span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Sono uno Jedi!” Questo è il senso profondo di un film stravagante, che sembra assolutamente surreale…non fosse che la sceneggiatura è tratta da un libro di Jon Ronson, che narra un&#8217;avventura realmente avvenuta al giornalista/scrittore.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span id="more-100"></span><br />
</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> “Sono uno Jedi!” riprende, questa frase, la &#8216;filosofia di pace&#8217; portata avanti da un reparto dell&#8217;esercito degli Stati Uniti, sul finire degli anni &#8217;70. La fine degli anni &#8217;70 è anche il periodo in cui George Lucas rende in forma di film il fumetto &#8216;Star Wars&#8217;, fumetto che pone al centro della sua riflessione l&#8217;Uomo, con tutte le sue contraddizioni, soprattutto nel suo dividersi tra il Bene ed il Male a partire dal modo in cui egli sviluppa e utilizza le proprie potenzialità di essere umano, d&#8217;intelletto più elevato rispetto all&#8217;animale puramente istintivo.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Il film racconta di Bob Wilton, giornalista non proprio fortunato, mollato dalla moglie che gli preferisce il capo senza un braccio (bellissima l&#8217;immagine della protesi bionica che s&#8217;appoggia sulla guancia di lei….). Lei arriva persino a preferirgli una mano di ferro! È a questo punto che Bob decide di dare una svolta alla sua vita, prendendo il primo aereo in partenza per il Kuwait.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Nel bar dell&#8217;hotel in cui alloggia, ed in cui nessuno se lo fila (costante della sua vita), incontra Lyn Cassady, soldato della New Earth Army, reparto sperimentale delle forze armate statunitensi, in forte crisi esistenziale. Lyn si definisce, di fronte ad uno sbigottito Bob, come un guerriero Jedi, addestrato dall&#8217;esercito americano a combattere attraverso i poteri della mente, appositamente sviluppati: racconta che tale reparto fu creato per portare la pace nel mondo per mezzo degli strumenti che la Mente fornisce all&#8217;Uomo.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> Ed è proprio nello sviluppo della mente umana, posta sempre di fronte al dubbio se agire per proprio interesse personale (il Male, in questo caso interpretato magistralmente da Kevin Spacey), o per l&#8217;interesse il più generale possibile (il Bene: Jeff Bridges, in forma strepitosa, come da tanto non lo si vedeva!), ad essere il punto focale della narrazione. Per questo viene mostrata e raccontata la battaglia di  Rhamadi, che altro non fu se non una battaglia fra contractors (le guardie armate che difendono i grandi industriali stranieri, non-iraqeni, che si sono impossessati del mercato della ricostruzione del Paese distrutto dalla guerra). </span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> L&#8217;opera è di un esordiente, abituato a girare videoclip, e questo spesso si vede nei movimenti della macchina da presa, ma il contenuto e la bravura degli attori rendono scoppiettanti e interessanti pure i tempi morti, in cui il regista si dilunga nel mostrare infiniti particolari.</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"> La sceneggiatura ed un gruppo d&#8217;attori in stato di grazia (soprattutto Ewan Mc Gregor nella parte di Bob, con una faccia che adotta solamente due espressioni in tutto il film-imbambolata e/o stupita), valgono per intero il prezzo del biglietto.</span></p>
<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/100/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=100&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>10 minuti con&#8230; Morgan Palmas</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/11/24/10-minuti-con-morgan-palmas/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/11/24/10-minuti-con-morgan-palmas/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Morgan Palmas è nato a Thiene (VI) nel 1977. Ha vissuto in vari luoghi ma da un po’ di tempo è tornato nel borgo natio, nel piccolo paese di Lugo di Vicenza. Tra le sue attività annovera diversi lavori precari e collaborazioni una tantum, per stare al passo con i tempi. Oltretutto ha collaborato con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=97&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Morgan Palmas è nato a Thiene (VI) nel 1977. Ha vissuto in vari luoghi ma da un po’ di tempo è tornato nel borgo natio, nel piccolo paese di Lugo di Vicenza. Tra le sue attività annovera diversi lavori precari e collaborazioni una tantum, per stare al passo con i tempi. Oltretutto ha collaborato con alcune associazioni di volontariato, l’ultima a Roma dedicandosi ai senzatetto.</p>
<p>Dopo anni di esperienze e di raccolta, studio e approfondimento di materiali editoriali e letterari, nel 2009 si è presentato nel panorama del web con www.sulromanzo.blogspot.com, un blog originale, provocatorio, democratico, utile, in cui si discute di vari temi legati alla scrittura e alla letteratura in generale. Palmas nel mese di maggio 2009 ha lanciato la sfida “Scrivere un romanzo in 100 giorni”, postando 100 lezioni per ogni giorno, terminando nel settembre 2009. Si è presentato come un “Signor Nessuno” che, alias “Radames”, ha tentato di indicare e consigliare dei metodi e delle tecniche per arrivare alla stesura definitiva di un romanzo in breve tempo. Il blog ha avuto consensi, crescita esponenziale di visite anche da parte di autori ed editori.</p>
<p>Da poco ha pubblicato “Scrivere un romanzo in cento giorni” con Marco Valerio Editore, rendendo cartaceo e “materialmente vagante” il lavoro del blog. Inoltre, sta lanciando un’altra sfida via web con “100 ottimi motivi per piantarla di scrivere”.</p>
<p>Tentiamo quindi, con alcune domande, di conoscere qualcosa di più del nostro ospite e soprattutto delle “sfide” che ha lanciato e dei progetti in essere.<br />
<span id="more-97"></span><br />
<strong><br />
1. Palmas, quando ha avviato il suo blog “Sul Romanzo”, ha deciso di mantenere l’anonimato. Ha postato firmandosi Radames, si definiva un “Signor Nessuno” che lanciava una sfida. Al momento della pubblicazione del libro, invece, ha deciso di utilizzare il suo nome. Precedentemente da cosa era dettata quella scelta di anonimato? Timidezza, modestia, voglia di creare curiosità, umiltà o altro?</strong></p>
<p>Negli anni scorsi ho gestito due blog molto attivi: Goccia Cotidiana e Acme del Pensiero, ora defunti. Non pochi blogger mi conoscevano e così, quando decisi di fondare Sul Romanzo, avevo la necessità di concentrarmi sui contenuti senza eventuali etichette per ciò che avevo già fatto on line. Dopo mesi il blog è divenuto collettivo e, quindi, per un’assunzione di responsabilità verso i miei collaboratori ho ritenuto opportuno rivelarmi nel nome e nel cognome. Quasi contemporaneamente è emersa la questione del libro.</p>
<p><strong>2. Passiamo subito alla sua sfida di “Scrivere un romanzo in 100 giorni”. È una pura provocazione o ci crede veramente?</strong></p>
<p>Nessuna provocazione. Io ho scritto un romanzo in circa cento giorni. Ho sempre creduto che per dire agli altri di fare qualcosa sia obbligatorio vivere il qualcosa appunto in prima persona. Questa è almeno la mia idea. Ho voluto condividere una mia esperienza.</p>
<p><strong>3. Da quali fonti, esperienze, ispirazioni ha raccolto il materiale per questo progetto? Non le chiedo certo nomi o testi ma solo capire come è riuscito, in totale autonomia, a costruire un’opera così precisa e argomentata.</strong></p>
<p>Letture, corsi, riflessioni, esperienze di volontariato… Posso soltanto citare categorie per rivelare con grossolanità un percorso che si è nutrito in maniera eclettica da sempre. Credo che uno dei miei obiettivi di vita sia sempre stato il tentativo di comprendere come si possa scrivere un romanzo o una poesia, un racconto o un articolo di giornale; inutile cercare leggi scientifiche nella scrittura, ma mi ha sempre incuriosito avere l’illusione di trovarle.</p>
<p><strong>4. Sorvolando sugli aspetti “tecnici” contenuti nel suo “Scrivere un romanzo in 100 giorni” (Marco Valerio – 2009), sono stato particolarmente colpito dalle prime due lezioni in cui si tratta di “motivazione- gestione del tempo – responsabilità della mente”. Può sintetizzarci questi tre aspetti molto importanti? </strong></p>
<p>Sono temi che costituiscono le fondamenta di un edificio. Moltissimi scrivono e poi abbandonano l’impresa per motivi che il più delle volte sono scuse. È la lucidità con se stessi a mancare non di rado, ecco, ho provato nelle cento lezioni a dedicare spazio agli approcci sbagliati durante la scrittura. La motivazione, la gestione del tempo, la responsabilità della mente non piovono dal cielo: essi sono il frutto di scelte precise. Potrei citare Maxwell Maltz o Richard Bandler, Bruno Koeltz o Wayne Dyer, Shakti Gawain o Anthony Robbins, e altri. Ritornerei a parlare dell’eclettismo di cui dicevo sopra e che mi ha permesso di approfondire tematiche che mi hanno aiutato molto anche nella scrittura.<br />
<strong><br />
5. Credo che questi tre aspetti, poco fa trattati, siano fondamentali per l’approccio ad ogni aspetto della vita. Apprezzo e condivido quando dice che la mancanza di motivazioni e soprattutto di tempo sono spesso “scuse”. Nella scrittura, si sentirebbe di dire a qualcuno che, se cade nel vortice continuo di queste scuse, è meglio che lasci perdere lo scrivere e si dedichi a qualcos’altro?</strong></p>
<p>In modo provocatorio l’ho già dichiarato nei “100 ottimi motivi per piantarla di scrivere”, ciononostante vorrei aggiungere alcuni elementi forse utili. La scrittura è una cosa, la personalità un’altra, si influenzano a vicenda, ma sono aspetti differenti. Pensare che alcune debolezze di personalità possano dire qualcosa della scrittura di un individuo sarebbe forviante. Il consiglio che mi sento di dare alla persona che cade nel vortice è di riflettere su di sé per procedere, non sulla scrittura. Senza un patto con se stessi attuato con profondità e consapevolezza i risultati saranno deludenti.</p>
<p><strong>6. Nel suo “Scrivere un romanzo in 100 giorni” (Marco Valerio – 2009) si comincia a scrivere all’ottava lezione, cioè teoricamente all’ottavo giorno. Nei giorni precedenti si devono cercare le motivazioni, la gestione del tempo, l’individuazione di una storia, la creazione di una griglia, l’idea dei personaggi. Ci sono “teorie” diverse in cui si consiglia di stare completamente inattivi finché non si ha bene in mente tutta la storia e le caratteristiche dei personaggi da inserire poi in una griglia. Per tutto ciò potrebbero servire due mesi, come sei come molto di più. Cosa pensa lei a riguardo? </strong></p>
<p>Nella prima riga dell’Introduzione del mio libro scrivo: “Il fascino dell’artista ispirato perdura nei secoli e l’immaginario collettivo coincide con un romanziere assalito da chissà quale demone che lo consiglia e lo redarguisce, a seconda delle esigenze”, poi parlo di sforzo consapevole, tecniche e strategie di comportamento. Non credo alle “magie artistiche”, ma alla progettualità. Charles-Ferdinand Ramuz ha bene espresso un concetto che condivido: “Tutto il segreto dell’arte sta forse nel saper ordinare delle emozioni disordinate, ma ordinarle in modo che si faccia sentire ancora meglio il disordine”.</p>
<p><strong>7. Nel suo libro, non dirò a che punto per non togliere la sorpresa, lei dice “scrivere un romanzo appartiene alla leggerezza della vita, alla bellezza delle idee, a un non problema che non può e non deve diventare un problema”. A parte la meraviglia di tale affermazione, ci vuole sinteticamente approfondire cosa intende?</strong></p>
<p>Dovrei parlare di vicissitudini personali, ma non intendo stancare chi legge. In ogni caso quelle vicissitudini mi hanno imposto una visione che discerne con una buona approssimazione la leggerezza dalla pesantezza. Se la letteratura diventa pesantezza, allora si è perso l’occasione di imparare qualcosa di intrigante e coinvolgente. Purtroppo ho conosciuto non poche persone che si prendono troppo seriamente quando parlano della propria scrittura, dirottando le idee e i desideri in una vicenda di cronaca nera determinata dai trigoni astrali dell’universo spietato, oltre a fatalismi dovuti a una serie di disegni malefici che qualcuno trama a nostra insaputa. La realtà è più semplice, a volte più banale, sempre più leggera, o dovrebbe esserlo.</p>
<p><strong>8. Cos’è che spinge Lei a scrivere? </strong></p>
<p>Mettere nero su bianco le mie emozioni o le mie idee mi ha costretto nel tempo a riflettere sui miei passi. Non riesco ad avere molta affinità con chi vive senza pensare, io amo pensare. Scrivere i miei pensieri, siano essi una frase o un romanzo, mi permette di concentrare l’attenzione su di me e il mondo. Mi viene naturale. Mi piace così.</p>
<p><strong>9. Cosa pensa dell’editoria italiana degli ultimi anni? </strong></p>
<p>Posso rispondere da fruitore, non certo da esperto. Non è difficile affermare che le logiche di mercato hanno invaso sempre più il mondo editoriale. Vedere i dieci titoli più venduti settimanali mi indispone nella quasi totalità dei casi. Ma il problema è mio, sono io a non condividere le leggi economiche della cultura dei libri, è una mia mancanza. Capendo questa diversità di vedute, mi limito a pensarne male, non posso fare altro e non ho neppure soluzioni alternative. Quindi, sono un complice della realtà. Purtroppo.</p>
<p><strong>10. Cosa pensa degli autori italiani degli ultimi anni? </strong></p>
<p>Dipende da chi. Mi piacciono per esempio Giorgio Vasta, Marco Mancassola, Remo Bassini, Caterina Venturini, Vitaliano Trevisan, Demetrio Paolin, Roberto Saviano, Rita Charbonnier, Giuseppe Genna, Mario Desiati, Laura Pugno, Elisabetta Bucciarelli, Alessandro Perissinotto, per citarne alcuni e per motivi diversi. Mi hanno lasciato perplesso Paolo Giordano, Giulia Carcasi, Susanna Tamaro, Margaret Mazzantini, Aldo Busi, Franz Krauspenhaar, Alessandro Baricco, per fare qualche altro nome. Ho letto anche Moccia e Melissa P. Li vedrei bene a scrivere un romanzo assieme, magari qualcosa di buono viene fuori.</p>
<p><strong>11. Da poco, sul suo blog, ha lanciato la sfida “100 motivi per piantarla di scrivere”. Cosa dobbiamo aspettarci? </strong></p>
<p>Cento ottimi motivi per riflettere con ironia sulla propria scrittura.</p>
<p><strong>12.  Generalmente ai nostri ospiti, chiediamo di indicarci tre consigli al volo a giovani che vogliono scrivere un’opera. Sicuramente a questo ha già risposto esaurientemente nel suo libro. Allora passo all’altra richiesta tradizionale: tre consigli al volo a giovani che hanno scritto un’opera e vorrebbero cercare di farla pubblicare.</strong></p>
<p>Primo: non pubblicare a pagamento; secondo: non pubblicare a pagamento; terzo: non pubblicare a pagamento.</p>
<p><strong>13. In una dichiarazione del dicembre 2007, trovata su materiali internet, lei diceva “Mi sembra di vivere una vita a bolle, ognuna corrisponde ai diversi luoghi in cui ho vissuto. Mi piacerebbe un giorno dall’esterno vederle tutte danzare e volare assieme verso l’alto, e poter dire: &#8211; Là ho imparato questo, là quest’altro.” A che punto sono quelle bolle?</strong></p>
<p>Le danze sono ancora veementi e ho fiducia che non rinuncino al proprio moto.</p>
<p><strong>14.È felice?</strong></p>
<p>Da molti anni non sono interessato alla felicità, inevitabilmente temporanea, ma alla serenità interiore. Non in maniera idealistica, bensì grazie a un approccio meditato che si strutturi in pensieri e azioni. Il mio essere vegetariano, il mio essermi allontanato dalle religioni rivelate, il mio ambientalismo o il mio salutismo trovano la loro origine in tale condizione. Sono nell’oceano con una piccola canoa, solo, ancora in viaggio. Yves Bonnefoy ha scritto: “La poesia non è un uso della lingua. Forse è una follia nella lingua. In questo caso non si può comprenderla che con gli occhi della follia”. Inseriamo amore al posto di poesia e vita al posto di lingua. Bene, questa è la mia visione.</p>
<p>(intervista  di  RUDI   PERPIGNANO)</p>
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		<title>Voci di viaggio, voci di volontari</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 10:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spazio Europa]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Ufficio Progetto Giovani, da diversi anni è ente di invio e di accoglienza dei giovani del Servizio Volontario Europeo (S.V.E.) del programma comunitario Gioventù in Azione. Numerosi sono infatti i ragazzi tra i diciotto ed i trent&#8217;anni, che decidono di dedicare un periodo della loro formazione all&#8217;estero, o perché al termine degli studi universitari o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=91&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’Ufficio Progetto Giovani, da diversi anni è ente di invio e di accoglienza dei giovani del Servizio Volontario Europeo (S.V.E.) del programma comunitario Gioventù in Azione. Numerosi sono infatti i ragazzi tra i diciotto ed i trent&#8217;anni, che decidono di dedicare un periodo della loro formazione all&#8217;estero, o perché al termine degli studi universitari o durante una pausa &#8220;sabbatica&#8221; dal percorso professionale intrapreso, per svolgere un&#8217;esperienza di volontariato in un ambito di preferenza tra le numerose offerte rese disponibili dal programma.</em></p>
<p align="justify"><em>Progetto Giovani, oltre a fornire un orientamento agli aspiranti volontari italiani in partenza, ospita a Padova ogni anno dai due ai sei volontari europei all&#8217;interno di progetti SVE di carattere socio- culturale finalizzati alla promozione dell&#8217;interculturalità e della solidarietà.</em></p>
<p align="justify"><em>Realizzare un progetto di volontariato SVE è sicuramente un&#8217;esperienza di crescita e maturazione personale, i cui &#8220;risultati&#8221; (o frutti) si misurano soggettivamente per ogni volontario. Non è possibile identificare al momento della partenza cosa ognuno porterà a casa al rientro dal proprio &#8220;viaggio&#8221;, poiché in ogni &#8220;romanzo di formazione&#8221; l&#8217;avventura del percorso contiene sia momenti d&#8217;entusiasmo che incoraggiano, sia  prove individuali che possono rendere difficile proseguire. Senz&#8217;altro quando si arriva al termine del percorso (fuor di metafora, del progetto) si è diversi, come testimoniano molti volontari che sostengono che lo SVE abbia cambiato loro la vita! Talvolta questo si traduce nell&#8217;acquisizione di una nuova prospettiva, un punto di vista più aperto verso il mondo e le sue molteplici culture, la comprensione o l&#8217;intuizione d&#8217;essere &lt;&lt;cittadini del mondo&gt;&gt; e che questo sia un vantaggio per poter tradurre in progetti concreti dei sogni ritenuti magari improbabili. E&#8217; il caso di molti volontari che a conclusione dallo Sve si fermano nel paese che li ha ospitati perché hanno trovato lavoro o per le nuove amicizie che li fanno sentire a casa, oppure di quelli che ripartono dopo poco tempo alla ricerca di nuove mete, nuovi viaggi, nuove trasformazioni d&#8217;orizzonte.</em></p>
<p align="justify"><em>Talvolta l&#8217;esperienza SVE , invece, è un piccolo &#8220;bulbo&#8221; che il volontario tiene in tasca per qualche tempo, e che a distanza, quando sarà la sua stagione, darà il frutto.</em></p>
<p align="justify"><em>Vogliamo lasciare ai lettori del nostro sito una traccia del passaggio dei &#8220;viaggiatori&#8221; che da poco hanno concluso un progetto nella nostra città, attraverso piccoli estratti della loro testimonianza di volontari.</em></p>
<p align="justify"><em>I loro progetti &#8220;Equal Opportunities for Disabled Students&#8221; (Martha, Laura, Raphael e Arve) e &#8220;Giovani per l&#8217;Intercultuturalità&#8221; (Ilona e Lourdes) si sono conclusi nel mese di Agosto e si sono svolti rispettivamente nell&#8217;ambito della disabilità, il primo, e dell&#8217;animazione giovanile e dei servizi sociali, il secondo. Il primo si è svolto in collaborazione con il Servizo Disabilità dell&#8217;Università degli Studi di Padova.</em></p>
<p align="justify"><em>Michela, operatrice di Progetto Giovani<br />
</em></p>
<p align="left">…………………………………………………………………………………………………………………..</p>
<p align="left"><span style="font-size:small;"><strong>Io? Volontario S.V.E.!</strong></span></p>
<p align="justify">&#8220;Ci sono tanti motivi per cui scegliere di svolgere un anno all’estero grazie allo SVE, io l’ho scelto principalmente per la mia crescita personale. Ho deciso di fare un anno di esperienze all’estero con lo SVE perché volevo conoscere altre culture. Ad ottobre comincerò a studiare medicina. Questo era anche una motivazione per me a fare un anno SVE&#8221;. (<strong>Laura- Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Ho deciso di fare il Servizio Volontario Europeo, perché mi piaceva l’idea di lavorare in un progetto sociale e di lavorare per la coesione e l’unione dell’Unione Europea. Volevo fare un’esperienza all’estero per una crescita personale, uno scambio culturale, per imparare una lingua nuova e per conoscere un altro paese. Ho cercato progetti in Italia perché mi piace questo paese e la lingua italiana da tanto tempo. Inoltre mi piace la musica italiana e l’opera e volevo capire i testi delle canzoni. Volevo usare quest’anno dopo la scuola e prima di andare all’università per riflettere su ciò che potrei fare dopo, per conoscere un campo d’attività nuova per me (come il lavoro con disabili), per lavorare nel settore sociale e per vedere i miei limiti e capacità&#8221;. (<strong>Martha- Germania</strong>)</p>
<p align="justify"><span id="more-91"></span></p>
<p align="justify">&#8220;L’anno scorso ho finito la scuola con la maturità. Per dire la verità non avevo voglia di sedermi immediatamente dopo 13 anni di scuola per altri 3 anni alla mia scrivania per studiare. Ma non volevo nemmeno fare il servizio militare che è obbligatorio in Germania. Quindi ho cercato il modo di unire un anno lavorativo con un’esperienza all’estero, preferibilmente in Italia. Siccome non ho mai ricevuto l’occasione di sperimentare di più l’Italia, la lingua soprattutto, la cultura e la vita in generale, pensavo che potesse essere il momento giusto di farlo dopo la scuola. Se non adesso, quando poi…?&#8221; (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Imparare l’italiano era uno dei motivi che mi ha fatto scegliere questo progetto tra i tanti presenti nel database dello SVE. A scuola infatti avevo già studiato un po’ di italiano per un anno e mezzo, ma volevo imparare di più perché amo la cultura italiana, e volevo provare a vivere in Italia per conoscere meglio questo bel Paese e la sua gente”. (<strong>Arve- Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">&#8220;Ho deciso di fare il Servizio voluntario europeo perchè sentivo un gran bisogno di cambiamento nella mia vita e volevo anche provare a vivere in modo diverso dagli altri. Siccome la lingua italiana mi affascinava, il mio Paese dello SVE per me è diventato appunto l&#8217;Italia&#8221;. (<strong>Ilona- Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="font-size:small;">L&#8217;arrivo nel nuovo Paese</span></p>
<p class="western">“Durante l’anno in Italia abitavo in un appartamento universitario con altri ragazzi che hanno fatto un servizio civile nello stesso progetto a Padova. Abitando in un appartamento con altri ragazzi, ho l’impressione che io abbia imparato molto per il mio futuro”. (Laura-Germania)</p>
<p align="justify">&#8220;In settembre sono arrivata a Padova, non c’ero mai stata prima. Ero molto nervosa perché sapevo solo pochissime parole in italiano e non sapevo dove e con chi avrei abitato…</p>
<p align="justify">L’appartamento non era molto grande ma da quando sono arrivata mi è piaciuto. Ho fatto subito amicizia con i miei conquilini. Insieme abbiamo abbellito l’appartamento e con loro ho trascorso un tempo molto bello”. (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">“Mi ricorderò sempre il momento in cui sono arrivato a Padova cercando l’autobus che mi avrebbe portato al mio progetto, sapendo solo poche parole per farmi capire ed il cuore in gola…Devo dire che non avevo nessuna aspettativa e anche nessun idea quando sono arrivato, né del mio progetto e del mio lavoro né di dove avrei abitato e con chi oppure come. Tutte queste domande che avevo fatto prima di partire non hanno avuto risposta perciò è stato vermante un passo nell’incertezza. Alla fine mi sono trovato in un appartamento grande e luminoso con dei conquilini bravi e gentili. E dopo un po’ di tempo ci siamo abituati alla nuova vita”. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p class="western">&#8220;Durante la mia permanenza vivevo in appartamento assieme ad altri 3 volontari provenienti dalla Germania, con loro abbiamo parlato soprattutto in inglese anche se qualche volta ci divertivamo a parlare italiano anche tra di noi. Durante le giornate mentre si lavorava con gli studenti o ci si trovava in ufficio con gli altri volontari (sia italiani che tedeschi) parlavamo in italiano e così alla fine dei miei 11 mesi di progetto ho imparato la lingua italiana e di questo sono molto fiero e contento”. (Arve-Norvegia)</p>
<p>“Ho partecipato a quattro tandem linguistici. Così ho conosciuto gente simpatica con cui ho mantenuto i rapporti- cosa molto importante per me- ed ho migliorato il mio italiano.</p>
<p>…La cosa più importante per me: gli altri volontari, la gente speciale, aperta, allegra, positiva e della grande forza interiore che ho incontrato”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p align="justify">
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Lontano da casa</span></span></p>
<p align="justify">“Quando vai all’estero conosci una cultura diversa, una lingua nuova e anche diversi stili di vita. Così fai tante esperienze che formano il tuo carattere. Lavorando con le persone disabili oppure gli anziani puoi imparare a conoscere i tuoi limiti e la tua capacità. A conseguenza del confronto delle culture, è normale che esistano anche problemi. Secondo me è importante parlare su questi problemi. Ovviamente ci sono sempre esperienze positive e negative durante un anno all’estero, ma queste esperienze formano il tuo carattere”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p class="western">“Era un po’ come vivere in Germania e la vita che abbiamo fatto qui è stata “tedesca”. Però erano tutti tedeschi e così non abbiamo parlato l’italiano quando eravamo a casa e siamo usciti sempre in gruppo. Venivamo tutti da diverse parti della Germania e abbiamo potuto conoscere meglio il nostro paese. …Abbiamo visto che tutti i collaboratori italiani sono un po’ caotici…forse è la natura italiana”. (Martha-Germania)</p>
<p align="justify">&#8220;All’inizio ci sono stati alcuni problemi a causa della lingua ma nemmeno questo mi ha impedito di godermi quest’anno. Non è la vita stessa che pur sarà nuova e sconosciuta, ma sono i problemi quotidiani, come per esempio maneggiare le situazioni in cui spesso manca l’abilità di dire esattamente cosa si ha nella testa, che sembra importante, e che si vuole esprimere.</p>
<p align="justify">Spesso non sono stato in grado di farmi capire, di dire quel che pensavo, cosa volevo sapere/avere. In questo senso, una situazione in cui si è come in prigione, è difficile per aggirare! Perché spesso si deve accettare che le cose rimangano per il momento come sono.</p>
<p align="justify">Ci sono anche i piccoli problemi personali che affiorano durante un anno in una cultura completamente diversa, in un ambiente che si forma dal nulla con persone che hanno un passato e un background molto diverso dal proprio e quindi uno stile di vita diverso. Si possono scoprire lati assolutamente nuovi di sé stessi che a volte non causano un effetto positivo fino a quando la propria personalità non si è ancora consolidata e quindi stabile. Questo percorso di adattamento è una parte molto importante della mia esperienza&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Ho imparato a conoscere com’è la vita italiana; per me, che sono norvegese, la vita italiana sembra calma e un po’ pigra. Gli italiani non sembrano puntali e per i tedeschi e i norvegesi questa cosa può essere molto strana, mentre per gli italiani è la normalità.</p>
<p align="justify">Anche il ritmo della giornata in Italia è stata una scoperta nuova per me: come e cosa si mangia a colazione, il pranzo (che ovviamente è una parte importante della vita quotidiana in Italia) e infine la cena. In Norvegia infatti di solito si cena alle 16-18, mentre in Italia normalmente si cena alle 20 o addirittura più tardi. All’inizio le abitudini italiane mi sembravano strane e a volte incomprensibili ma poi giorno dopo giorno mi sono accorto che sono diventate un po’ anche le mie abitudini…ora penso che, adesso che il progetto è finito, sarà difficile per me ritornare alle abitudini norvegesi&#8221;. (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">“Ho approffittato dello SVE anche come opportunita` per viaggiare. Parlando anche della formazione: a Verbania, a Napoli. Ho visto non solo le Alpi e il Vesuvio, ma ho approfittato degli incontri interessanti che ho fatto durante la formazione per visitare molti luoghi di questo paese che altrimenti non avrei mai potuto vedere così bene in questi occasioni. Inoltre ho realizzato il mio sogno di visitare il Palazzo Te` a Mantova sul quale ho fatto una approfondita ricerca all&#8217;università”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Le attività</span></span></p>
<p align="justify">“Lavoravo con le persone disabili. Gli ho accompagnato da casa alla lezione oppure in mensa. Le persone erano in carrozzina, cieche o sorde”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Il progetto in cui ho partecipato si è svolto al Servizio Disabilità dall’università di Padova. Il lavoro con gli studenti disabili mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto parlare con loro e il lavoro con loro si chiamava assistenze; cioè accompagnarli all’università&#8221;. (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Il lavoro è diventato un’attività quotidiana, certamente, cosicché tutto quanto si poteva chiamare una vita. Durante l’anno ho fatto tante esperienze sia nella vita con gli studenti disabili al lavoro sia nella vita privata, così anche i colleghi diventavano amici importanti e accompagnatori nella vita quotidiana all’estero dove ci siamo trovati in una società a noi estranea&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Durante il progetto ho lavorato con gli studenti disabili che studiano a Padova. È stata una esperienza molto bella e stimolante. Grazie a questo progetto ho potuto imparare molto sulle difficoltà e capacità delle persone con disabilità. Assieme agli altri volontari che hanno partecipato al progetto abbiamo contribuito a garantire agli studenti disabili la partecipazione alla vita accademica: li abbiamo aiutati a frequentare le lezioni, ad andare in mensa per il pranzo…&#8221;. (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">“Il progetto era culturale: aiutare di oraganizzare gli eventi per la gioventu` padovana, fare i tandem linguistici, sviluppare qualsiasi progetto personale e, soprattutto, far  crescere la propria creativita`. Essendo laureata in storia, questo progetto sarebbe stato l`ideale! Ho aiutato gli animatori ed organizzatori degli eventi culturali. Facendo l`esperienza di assistente ho imparato come gestire il tempo quando c`era  molto da fare; come pubblicizzare gli eventi; come comunicare con i partecipanti (per un periodo seguivo le prove di una troupe ed alla fine li ho aiutati a preparasi per uno spettacolo); ecc.Il mio progetto personale era l`organizzazione di escursioni. Ne ho realizzate solo 4, pero` mi hanno fatto una buona impressione ed e` stata un`esperienza molto positiva. Devo dire che anche una volta tornata in Lituania ho approfittato di questa esperienza cercando lavoro. E cio` ha funzionato!” (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Considerazioni</span></span></p>
<p align="justify">“Vivendo in un paese sconosciuto conosci nuove persone e fai amicizie. Sono proprio queste amicizie che ci permattano di promuovere l’integrazione europea e la cooperazione europea.</p>
<p align="justify">Da questi scambi ho imparato molto, grazie al mio anno SVE ho avuto la possibilità di abitare in un paese diverso del mio e questo mi permette di conoscere non solo una lingua nuova, ma anche di vedere abitudini nuovi e una cultura nuova.</p>
<p align="justify">La Cultura è così complessa che non basta trascorrere le vacanze in un paese per conoscerlo. Per capire le loro opinioni e abitudini devi vivere in questo paese. L’aspetto importante è che provi a capire e accettare che alcune cose sono diverse.</p>
<p align="justify">Non è detto che per alcune persone uno SVE non sia una esperienza buona, però io invece posso raccomandare a tutti uno Servizio Volontario Europeo! Secondo me, passando tempo all&#8217;estero possiamo allargare sempre il punto di vista del mondo”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Sono contenta di aver fatto lo SVE in Italia… Ho conosciuto tanti amici nuovi e un lavoro nuovo. Ho imparato essere autonoma, perché all’inizio non conoscevo nessuno e dovevo fare tutto da sola, senza la mia famiglia e i miei amici. Penso che in quest’anno avessi fatto amicizia per tutta la vita e sono sicura che tornerò presto in Italia!” (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Avere l’abilità di essere aperto verso ogni stile di vita è una cosa che si può imparare durante un anno all’estero. Io da parte mia ho conosciuto tante persone nuove tra cui ho trovato amici stretti con i quali ho trascorso del tempo veramente meraviglioso.</p>
<p align="justify">Insomma posso dire che in un tal anno possono succedere mille momenti pieni di esperienze, sentimenti e pensieri così diversi e ogni momento ha un altro effetto rispetto al momento successivo cosicché si formano tantissime immagini che si completano il puzzle di quest’anno. Questo puzzle che ci si porta a casa, anche se ci sono punti neri su qualche immagine, in tutto è stata una bella esperienza&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;E’ stato meraviglioso imparare molto sugli italiani e sul loro modo di vivere! Penso di avere avuto delle grandi esperienze qui in Italia. Ho avuto la possibilità di vivere con degli sconosciuti, imparare a convivere in appartamento con le altre persone, a cooperare con loro e infine a conoscerle. Inoltre sono molto felice perché mi sono fatto molti nuovi amici per tutta la vita e che potrò andare a trovarli nei loro paesi e vedere come vivono. Grazie a questa esperienza ho anche imparato tanto su di me e ne sono molto entusiasta. Mi sento di avere in vari modi molto più aperta, creativa e saggio. Vivere un anno in un paese straniero significa mettersi in gioco e imparare nuove abitudini, nuovi stili di vita e soprattutto imparare una lingua nuova.</p>
<p align="justify">Grazie a questa esperienza ho anche imparato tanto su di me e ne sono molto entusiasta. Mi sento di avere una mente in vari modi molto più aperta, creativa e saggia. Sono orgoglioso di aver partecipato a questo progetto in Italia e vorrei che tutti potessero conoscere lo SVE e avere la possibilità di parteciparvi perché è una grande opportunità per noi giovani: la possibilità di conoscere Paesi, culture, lingue nuove ma anche e soprattutto è una occasione per conoscere gente proveniente da ogni parte d’Europa e creare con loro un ponte che ci faccia sentire sempre più cittadini di un’Europa unita. È veramente un’esperienza di vita spettacolare; pensavo di vivere il più bell’anno della mia vita – avevo ragione!” (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p align="left">“Raccomando il Servizio volontario europeo a chiunque vuole conoscere meglio la sua personalita`,  a chi ama rispondere alle sfide, a chi vuole fare un esperienza non comune e a chi ama viaggiare e imparare nuove lingue”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
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		<title>10 minuti con&#8230;</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/23/10-minuti-con/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. E’ uno scrittore, docente di scrittura creativa, cercatore di talenti letterari e molto altro. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti ed altri libri d’inchiesta o sullo scrivere. Nel 1993 ha fondato la “Piccola Scuola di Scrittura Creativa”. Collabora con il Mattino di Padova. Da maggio 2001 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&amp;blog=3960099&amp;post=88&amp;subd=pgpadova&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p style="margin-bottom:0;">Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. E’ uno scrittore, docente di scrittura creativa, cercatore di talenti letterari e molto altro. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti ed altri libri d’inchiesta o sullo scrivere. Nel 1993 ha fondato la “Piccola Scuola di Scrittura Creativa”. Collabora con il Mattino di Padova. Da maggio 2001 a maggio 2009 ha lavorato come consulente per la Sironi editore e da giugno 2009 fa il consulente per Einaudi Stile libero. Dal 2000 pubblica “vibrisse”, bollettino di letture e scritture (<span style="text-decoration:none;"><a href="http://vibrisse.wordpress.com/"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">http://vibrisse.wordpress.com</span></a></span>) e dal 2006 ha fondato vibrisse libri (<span style="text-decoration:none;"><a href="http://www.vibrisselibri.net/"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">www.vibrisselibri.net</span></a></span>) casa editrice in rete.<br />
<span id="more-88"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Per saperne di più basta cercare “Giulio Mozzi” su Wikipedia o su Google e si troveranno una vastità di informazioni.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Dopo decine di interviste lette a riguardo del nostro ospite, tentiamo quindi di approfondire altri e nuovi aspetti, certi di ricevere suggestioni e spunti da questa chiacchierata libera.</p>
<p style="margin-bottom:0;">“<strong>La tecnica narrativa di Mozzi sembra strutturarsi proprio su un prioritario rifiuto di narrare, almeno se narrare significa costruire sulla pagina eventi notevoli, caratteri marcati, feticci simbolici: uscire allo scoperto, insomma, esporsi ed esporre apertis verbis una visione del mondo. Lui invece se ne sta nello spazio protetto di una presunta e perseguita mediocrità.” (Stefano Giovanardi, La Repubblica, 8 luglio 1993)”. Questa è l’opinione più datata scritta da un critico sul suo riguardo, che sono riuscito a trovare. Lei ritiene davvero, nella sua scrittura, di starsene nello spazio protetto di una presunta e perseguita mediocrità?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">No.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Bisognerebbe, peraltro, verificare alcune cose. Ad esempio: lo “spazio della mediocrità” è effettivamente uno spazio “protetto”? Poi: per “esporre apertis verbis una visione del mondo”, è necessario davvero “costruire sulla pagina eventi notevoli, caratteri marcati, feticci simbolici”? Infine: è necessario “esporre apertis verbis una visione del mondo” per narrare?<br />
Credo che “narrare” significhi: “allineare eventi interconnessi”. E mi pare che questo avvenga nelle mie storie.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro la “Felicità terrena” (Einaudi – 1996) lei scrive: “Di che cosa parliamo quando parliamo di quello che siamo stati, di quello che abbiamo perduto, di quello che abbiamo avuto in sogno, di quello che saremo domani, di quello che desideriamo per il nostro futuro? Solo la speranza ci soccorre, o ci illude.”<br />
Lei di cosa sente ancora il bisogno di parlare e in cosa si sente ancora di sperare?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Premessa: le mie opinioni non necessariamente coincidono con quelle delle voci che parlano nei miei racconti.<br />
Detto questo: spero nella fine dei tempi, e nella vita nel mondo che verrà. E di questo – non d’altro – m’interessa parlare.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro “Parole private dette in pubblico – Conversazioni e racconti sullo scrivere” (Theoria – 1997), nella edizione aumentata pubblicata da Fernandel nel 2002, sulla quarta di copertina, si legge: “…si considerano la letteratura e la scrittura come strumenti che “servono a fare delle cose”; che non hanno valore di per sé, ma si conquistano un valore per la loro utilità umana.”<br />
Quale utilità ritiene abbiano oggi letteratura e scrittura? Questi strumenti, cosa gli hanno permesso di “fare”?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">La scrittura è una tecnologia che serve a mantenere nel tempo le parole dette: questa è la sua utilità.<br />
La letteratura è il dipartimento ricerca e sviluppo della scrittura.<br />
Ciò che ho fatto, è: usare questa tecnologia, e il suo dipartimento ricerca e sviluppo, al servizio di un discorso sulla fine dei tempi, e sulla vita nel mondo che verrà.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro “Fiction” (Einaudi – 2001) scrive: “…perché il pensiero è come il respiro, che va e viene e può interrompersi all’improvviso, mentre la scrittura è una cosa fuori di me, che non ha più bisogno di me per continuare a esistere.”<br />
Non crede che la scrittura di ogni autore comunque continui ad esistere in forme diverse e con significati diversi a seconda del lettore che si trova di fronte?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Lo scopo della scrittura è mantenere nel tempo le parole dette. Si tratta però di una tecnologia ancora altamente imperfetta: infatti succede che le parole scritte appaiano diversamente a diversi lettori. Per questo esiste un dipartimento ricerca e sviluppo della scrittura, cioè la letteratura. Il testo letterario perfetto dice <em>una</em> cosa, e <em>sempre quella</em> cosa.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Lei, qui a Padova, ha fondato una delle prime scuole di scrittura creativa di tutta Italia. Come è nata questa sua idea?</strong></p>
<p>Non è stata una mia idea. L’avvio di alcuni “corsi di scrittura creativa” mi fu proposto da Roberto De Gaspari – recentemente scomparso, con dolore di molti – del circolo Arci “Lanterna Magica”.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><strong>Cosa prova di fronte a decine di ragazzi e ragazze che si trova davanti ad ogni corso, seminario, incontro e che, armati di testi per loro scritti con “sangue e sudore”, dicono che vogliono fare gli scrittori?<br />
</strong>Disorientamento. Io non ho mai voluto “fare lo scrittore”.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Da diversi anni ormai fa anche l’editor o il talent scout. Per diversi anni alla Sironi ed oggi per Stile Libero dell’Einaudi. Come funziona in sintesi il suo lavoro di “segnalatore di talenti letterari” e cosa va cercando?<br />
</strong>Cerco testi che mi sembrino belli. Tutto qui.<br />
Il mio lavoro oggi funziona così: poiché ormai tutti sanno che sono perennemente in cerca – e ciò è avvenuto all’inizio grazie alla pubblicazione di alcune antologie curate da me, negli ultimi anni soprattutto grazie a un mirato uso dell’internet –, ogni giorno il postino mi consegna uno, due, tre dattiloscritti; ogni giorno qualcuno mi scrive, mi manda testi, mi chiede un’opinione eccetera.<br />
Io mi sottraggo ad alcune richieste (ad esempio: se una persona mi manda un racconto dei sei pagine e mi chiede che cosa ne penso, e se la scrittura può essere la sua scelta di vita, mi rifiuto di rispondere: sei pagine belle o sei pagine brutte possono scappare a chiunque&#8230;), ma comunque seguo il principio di prendere in considerazione tutto ciò che ricevo.<br />
“Prendere in considerazione” significa: che apro la busta, sfoglio il testo, leggo la lettera accompagnatoria, leggo un po’ di pagine (diciamo: una ventina). E decido se vale la pena di leggere tutto il dattiloscritto, oppure no. Perché purtroppo la maggior parte delle cose che ricevo sono veramente brutte (e, tra parentesi, continua a stupirmi il fatto che chi le scrive e me le manda non se ne renda conto da solo).<br />
Poi, una volta al mese, mi organizzo una settimana per leggere da cima a fondo tutti i testi che ho messi da parte. A quel punto, se trovo che un testo sia veramente interessante, mi faccio vivo con l’autore o autrice. E gli dico: “Guarda, a me questa cosa interessa. Ho voglia di battermi perché sia pubblicata. Non garantisco nulla”.<br />
A quel punto comincia la battaglia all’interno della casa editrice. Dove le persone che devono decidere hanno tante cose da fare, e perché si decidano a leggere quel certo testo bisogna fargli una testa così, insistere, ricordare, motivare, fare scene, minacciare di buttarsi dalla finestra, e così via. E poi magari, quando si arriva a discutere, queste persone non riesco a convincerle o – peggio – loro convincono me che mi sono sbagliato.<br />
Certe volte, però, e le ragioni sono misteriose anche per me, tutto va liscio dall’inizio alla fine. Faccio una proposta, l’attenzione c’è subito, e magari in poche settimane si conclude tutto positivamente.<br />
Se poi un testo che a me interessa non interessa all’editore per il quale lavoro, sono libero di proporlo altrove. E se sono davvero convinto lo faccio. C’è tutta una rete di relazioni tra consulenti, editor, editori grandi e piccoli. Alzo il telefono, scrivo, faccio, vado, parlo.<br />
Sono una specie di venditore, ecco.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Cos’è cambiato nell’ambito editoriale dal 1993, data della pubblicazione della sua prima raccolta di racconti (Questo è il giardino – Theoria; poi Mondadori 1998; poi Sironi 2005), ad oggi?<br />
</strong>Tutto. Ci vorrebbero duecento pagine per spiegarlo bene.<br />
In estrema sintesi: uno, il settore del libro si è definitivamente e completamente industrializzato; due, la tendenza alla concentrazione delle imprese del settore si è mantenuta costante (ultimo fatto rilevante: Feltrinelli, che è un editore medio nonché il maggiore venditore al dettaglio di libri, ha acquisito il controllo di uno dei principali distributori, Promozione e Diffusione Editoriale &#8211; Pde).</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Tre consigli al volo a giovani che vogliono scrivere un’opera.<br />
</strong>Primo. Ci provino solo se sono veramente convinti.<br />
Secondo. Ammettano la possibilità di fallire.<br />
Terzo. Si domandino sempre perché – cioè: con quale scopo – fanno ciò che fanno.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><span style="font-style:normal;">Tre consigli al volo a giovani che hanno scritto un’opera e vorrebbero cercare di farla pubblicare.<br />
</span></strong>Primo. Si domandino se quell’opera è davvero bella.<br />
Secondo. Se la risposta è positiva, si domandino a quale o quali editori può interessare. Per sapere a quale o quali editori quell’opera può interessare, basta frequentare le librerie, guardare chi pubblica cosa, eccetera. E poi spediscano.<br />
Terzo. In caso di risposta negativa, si domandino di nuovo se quell’opera è davvero bella. Se la risposta è positiva, si preparino ad affrontare una vita d’inferno.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Recentemente ha partecipato ad una lista elettorale di Padova in appoggio al Sindaco Zanonato. E’ soddisfatto di tale esperienza?<br />
</strong>No, perché per ragioni personali – che non sto qui a spiegare – non ho potuto fare una vera campagna elettorale.</p>
<p><strong>Mozzi scrittore, Mozzi docente, Mozzi editor, Mozzi relatore, Mozzi guida per autori emergenti, Mozzi collaboratore, Mozzi che ha fatto campagna elettorale, Mozzi passeggiatore, Mozzi scrutatore, Mozzi lettore, Mozzi sommerso da manoscritti inviatigli. Chi è Mozzi?<br />
</strong>Questo qui, che sta rispondendo alle domande.</p>
<p><strong>E’ felice?<br />
</strong>No, ma non è un problema.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>(intervista  di  RUDI   PERPIGNANO)</strong></p>
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