<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>Progetto Giovani - Padova</title>
	<atom:link href="http://pgpadova.wordpress.com/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://pgpadova.wordpress.com</link>
	<description>Just another WordPress.com weblog</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Oct 2009 10:32:19 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='pgpadova.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/2b38be44b63026acf9ba2d6b888a75e5?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>Progetto Giovani - Padova</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com</link>
	</image>
			<item>
		<title>Voci di viaggio, voci di volontari</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/10/08/voci-di-viaggio-voci-di-volontari/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/10/08/voci-di-viaggio-voci-di-volontari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 10:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spazio Europa]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/2009/10/08/voci-di-viaggio-voci-di-volontari/</guid>
		<description><![CDATA[L’Ufficio Progetto Giovani, da diversi anni è ente di invio e di accoglienza dei giovani del Servizio Volontario Europeo (S.V.E.) del programma comunitario Gioventù in Azione. Numerosi sono infatti i ragazzi tra i diciotto ed i trent&#8217;anni, che decidono di dedicare un periodo della loro formazione all&#8217;estero, o perché al termine degli studi universitari o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=91&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>L’Ufficio Progetto Giovani, da diversi anni è ente di invio e di accoglienza dei giovani del Servizio Volontario Europeo (S.V.E.) del programma comunitario Gioventù in Azione. Numerosi sono infatti i ragazzi tra i diciotto ed i trent&#8217;anni, che decidono di dedicare un periodo della loro formazione all&#8217;estero, o perché al termine degli studi universitari o durante una pausa &#8220;sabbatica&#8221; dal percorso professionale intrapreso, per svolgere un&#8217;esperienza di volontariato in un ambito di preferenza tra le numerose offerte rese disponibili dal programma.</em></p>
<p align="justify"><em>Progetto Giovani, oltre a fornire un orientamento agli aspiranti volontari italiani in partenza, ospita a Padova ogni anno dai due ai sei volontari europei all&#8217;interno di progetti SVE di carattere socio- culturale finalizzati alla promozione dell&#8217;interculturalità e della solidarietà.</em></p>
<p align="justify"><em>Realizzare un progetto di volontariato SVE è sicuramente un&#8217;esperienza di crescita e maturazione personale, i cui &#8220;risultati&#8221; (o frutti) si misurano soggettivamente per ogni volontario. Non è possibile identificare al momento della partenza cosa ognuno porterà a casa al rientro dal proprio &#8220;viaggio&#8221;, poiché in ogni &#8220;romanzo di formazione&#8221; l&#8217;avventura del percorso contiene sia momenti d&#8217;entusiasmo che incoraggiano, sia  prove individuali che possono rendere difficile proseguire. Senz&#8217;altro quando si arriva al termine del percorso (fuor di metafora, del progetto) si è diversi, come testimoniano molti volontari che sostengono che lo SVE abbia cambiato loro la vita! Talvolta questo si traduce nell&#8217;acquisizione di una nuova prospettiva, un punto di vista più aperto verso il mondo e le sue molteplici culture, la comprensione o l&#8217;intuizione d&#8217;essere &lt;&lt;cittadini del mondo&gt;&gt; e che questo sia un vantaggio per poter tradurre in progetti concreti dei sogni ritenuti magari improbabili. E&#8217; il caso di molti volontari che a conclusione dallo Sve si fermano nel paese che li ha ospitati perché hanno trovato lavoro o per le nuove amicizie che li fanno sentire a casa, oppure di quelli che ripartono dopo poco tempo alla ricerca di nuove mete, nuovi viaggi, nuove trasformazioni d&#8217;orizzonte.</em></p>
<p align="justify"><em>Talvolta l&#8217;esperienza SVE , invece, è un piccolo &#8220;bulbo&#8221; che il volontario tiene in tasca per qualche tempo, e che a distanza, quando sarà la sua stagione, darà il frutto.</em></p>
<p align="justify"><em>Vogliamo lasciare ai lettori del nostro sito una traccia del passaggio dei &#8220;viaggiatori&#8221; che da poco hanno concluso un progetto nella nostra città, attraverso piccoli estratti della loro testimonianza di volontari.</em></p>
<p align="justify"><em>I loro progetti &#8220;Equal Opportunities for Disabled Students&#8221; (Martha, Laura, Raphael e Arve) e &#8220;Giovani per l&#8217;Intercultuturalità&#8221; (Ilona e Lourdes) si sono conclusi nel mese di Agosto e si sono svolti rispettivamente nell&#8217;ambito della disabilità, il primo, e dell&#8217;animazione giovanile e dei servizi sociali, il secondo. Il primo si è svolto in collaborazione con il Servizo Disabilità dell&#8217;Università degli Studi di Padova.</em></p>
<p align="justify"><em>Michela, operatrice di Progetto Giovani<br />
</em></p>
<p align="left">…………………………………………………………………………………………………………………..</p>
<p align="left"><span style="font-size:small;"><strong>Io? Volontario S.V.E.!</strong></span></p>
<p align="justify">&#8220;Ci sono tanti motivi per cui scegliere di svolgere un anno all’estero grazie allo SVE, io l’ho scelto principalmente per la mia crescita personale. Ho deciso di fare un anno di esperienze all’estero con lo SVE perché volevo conoscere altre culture. Ad ottobre comincerò a studiare medicina. Questo era anche una motivazione per me a fare un anno SVE&#8221;. (<strong>Laura- Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Ho deciso di fare il Servizio Volontario Europeo, perché mi piaceva l’idea di lavorare in un progetto sociale e di lavorare per la coesione e l’unione dell’Unione Europea. Volevo fare un’esperienza all’estero per una crescita personale, uno scambio culturale, per imparare una lingua nuova e per conoscere un altro paese. Ho cercato progetti in Italia perché mi piace questo paese e la lingua italiana da tanto tempo. Inoltre mi piace la musica italiana e l’opera e volevo capire i testi delle canzoni. Volevo usare quest’anno dopo la scuola e prima di andare all’università per riflettere su ciò che potrei fare dopo, per conoscere un campo d’attività nuova per me (come il lavoro con disabili), per lavorare nel settore sociale e per vedere i miei limiti e capacità&#8221;. (<strong>Martha- Germania</strong>)</p>
<p align="justify"><span id="more-91"></span></p>
<p align="justify">&#8220;L’anno scorso ho finito la scuola con la maturità. Per dire la verità non avevo voglia di sedermi immediatamente dopo 13 anni di scuola per altri 3 anni alla mia scrivania per studiare. Ma non volevo nemmeno fare il servizio militare che è obbligatorio in Germania. Quindi ho cercato il modo di unire un anno lavorativo con un’esperienza all’estero, preferibilmente in Italia. Siccome non ho mai ricevuto l’occasione di sperimentare di più l’Italia, la lingua soprattutto, la cultura e la vita in generale, pensavo che potesse essere il momento giusto di farlo dopo la scuola. Se non adesso, quando poi…?&#8221; (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Imparare l’italiano era uno dei motivi che mi ha fatto scegliere questo progetto tra i tanti presenti nel database dello SVE. A scuola infatti avevo già studiato un po’ di italiano per un anno e mezzo, ma volevo imparare di più perché amo la cultura italiana, e volevo provare a vivere in Italia per conoscere meglio questo bel Paese e la sua gente”. (<strong>Arve- Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">&#8220;Ho deciso di fare il Servizio voluntario europeo perchè sentivo un gran bisogno di cambiamento nella mia vita e volevo anche provare a vivere in modo diverso dagli altri. Siccome la lingua italiana mi affascinava, il mio Paese dello SVE per me è diventato appunto l&#8217;Italia&#8221;. (<strong>Ilona- Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="font-size:small;">L&#8217;arrivo nel nuovo Paese</span></p>
<p class="western">“Durante l’anno in Italia abitavo in un appartamento universitario con altri ragazzi che hanno fatto un servizio civile nello stesso progetto a Padova. Abitando in un appartamento con altri ragazzi, ho l’impressione che io abbia imparato molto per il mio futuro”. (Laura-Germania)</p>
<p align="justify">&#8220;In settembre sono arrivata a Padova, non c’ero mai stata prima. Ero molto nervosa perché sapevo solo pochissime parole in italiano e non sapevo dove e con chi avrei abitato…</p>
<p align="justify">L’appartamento non era molto grande ma da quando sono arrivata mi è piaciuto. Ho fatto subito amicizia con i miei conquilini. Insieme abbiamo abbellito l’appartamento e con loro ho trascorso un tempo molto bello”. (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">“Mi ricorderò sempre il momento in cui sono arrivato a Padova cercando l’autobus che mi avrebbe portato al mio progetto, sapendo solo poche parole per farmi capire ed il cuore in gola…Devo dire che non avevo nessuna aspettativa e anche nessun idea quando sono arrivato, né del mio progetto e del mio lavoro né di dove avrei abitato e con chi oppure come. Tutte queste domande che avevo fatto prima di partire non hanno avuto risposta perciò è stato vermante un passo nell’incertezza. Alla fine mi sono trovato in un appartamento grande e luminoso con dei conquilini bravi e gentili. E dopo un po’ di tempo ci siamo abituati alla nuova vita”. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p class="western">&#8220;Durante la mia permanenza vivevo in appartamento assieme ad altri 3 volontari provenienti dalla Germania, con loro abbiamo parlato soprattutto in inglese anche se qualche volta ci divertivamo a parlare italiano anche tra di noi. Durante le giornate mentre si lavorava con gli studenti o ci si trovava in ufficio con gli altri volontari (sia italiani che tedeschi) parlavamo in italiano e così alla fine dei miei 11 mesi di progetto ho imparato la lingua italiana e di questo sono molto fiero e contento”. (Arve-Norvegia)</p>
<p>“Ho partecipato a quattro tandem linguistici. Così ho conosciuto gente simpatica con cui ho mantenuto i rapporti- cosa molto importante per me- ed ho migliorato il mio italiano.</p>
<p>…La cosa più importante per me: gli altri volontari, la gente speciale, aperta, allegra, positiva e della grande forza interiore che ho incontrato”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p align="justify">
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Lontano da casa</span></span></p>
<p align="justify">“Quando vai all’estero conosci una cultura diversa, una lingua nuova e anche diversi stili di vita. Così fai tante esperienze che formano il tuo carattere. Lavorando con le persone disabili oppure gli anziani puoi imparare a conoscere i tuoi limiti e la tua capacità. A conseguenza del confronto delle culture, è normale che esistano anche problemi. Secondo me è importante parlare su questi problemi. Ovviamente ci sono sempre esperienze positive e negative durante un anno all’estero, ma queste esperienze formano il tuo carattere”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p class="western">“Era un po’ come vivere in Germania e la vita che abbiamo fatto qui è stata “tedesca”. Però erano tutti tedeschi e così non abbiamo parlato l’italiano quando eravamo a casa e siamo usciti sempre in gruppo. Venivamo tutti da diverse parti della Germania e abbiamo potuto conoscere meglio il nostro paese. …Abbiamo visto che tutti i collaboratori italiani sono un po’ caotici…forse è la natura italiana”. (Martha-Germania)</p>
<p align="justify">&#8220;All’inizio ci sono stati alcuni problemi a causa della lingua ma nemmeno questo mi ha impedito di godermi quest’anno. Non è la vita stessa che pur sarà nuova e sconosciuta, ma sono i problemi quotidiani, come per esempio maneggiare le situazioni in cui spesso manca l’abilità di dire esattamente cosa si ha nella testa, che sembra importante, e che si vuole esprimere.</p>
<p align="justify">Spesso non sono stato in grado di farmi capire, di dire quel che pensavo, cosa volevo sapere/avere. In questo senso, una situazione in cui si è come in prigione, è difficile per aggirare! Perché spesso si deve accettare che le cose rimangano per il momento come sono.</p>
<p align="justify">Ci sono anche i piccoli problemi personali che affiorano durante un anno in una cultura completamente diversa, in un ambiente che si forma dal nulla con persone che hanno un passato e un background molto diverso dal proprio e quindi uno stile di vita diverso. Si possono scoprire lati assolutamente nuovi di sé stessi che a volte non causano un effetto positivo fino a quando la propria personalità non si è ancora consolidata e quindi stabile. Questo percorso di adattamento è una parte molto importante della mia esperienza&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Ho imparato a conoscere com’è la vita italiana; per me, che sono norvegese, la vita italiana sembra calma e un po’ pigra. Gli italiani non sembrano puntali e per i tedeschi e i norvegesi questa cosa può essere molto strana, mentre per gli italiani è la normalità.</p>
<p align="justify">Anche il ritmo della giornata in Italia è stata una scoperta nuova per me: come e cosa si mangia a colazione, il pranzo (che ovviamente è una parte importante della vita quotidiana in Italia) e infine la cena. In Norvegia infatti di solito si cena alle 16-18, mentre in Italia normalmente si cena alle 20 o addirittura più tardi. All’inizio le abitudini italiane mi sembravano strane e a volte incomprensibili ma poi giorno dopo giorno mi sono accorto che sono diventate un po’ anche le mie abitudini…ora penso che, adesso che il progetto è finito, sarà difficile per me ritornare alle abitudini norvegesi&#8221;. (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">“Ho approffittato dello SVE anche come opportunita` per viaggiare. Parlando anche della formazione: a Verbania, a Napoli. Ho visto non solo le Alpi e il Vesuvio, ma ho approfittato degli incontri interessanti che ho fatto durante la formazione per visitare molti luoghi di questo paese che altrimenti non avrei mai potuto vedere così bene in questi occasioni. Inoltre ho realizzato il mio sogno di visitare il Palazzo Te` a Mantova sul quale ho fatto una approfondita ricerca all&#8217;università”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Le attività</span></span></p>
<p align="justify">“Lavoravo con le persone disabili. Gli ho accompagnato da casa alla lezione oppure in mensa. Le persone erano in carrozzina, cieche o sorde”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Il progetto in cui ho partecipato si è svolto al Servizio Disabilità dall’università di Padova. Il lavoro con gli studenti disabili mi è piaciuto molto. Mi è piaciuto parlare con loro e il lavoro con loro si chiamava assistenze; cioè accompagnarli all’università&#8221;. (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Il lavoro è diventato un’attività quotidiana, certamente, cosicché tutto quanto si poteva chiamare una vita. Durante l’anno ho fatto tante esperienze sia nella vita con gli studenti disabili al lavoro sia nella vita privata, così anche i colleghi diventavano amici importanti e accompagnatori nella vita quotidiana all’estero dove ci siamo trovati in una società a noi estranea&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Durante il progetto ho lavorato con gli studenti disabili che studiano a Padova. È stata una esperienza molto bella e stimolante. Grazie a questo progetto ho potuto imparare molto sulle difficoltà e capacità delle persone con disabilità. Assieme agli altri volontari che hanno partecipato al progetto abbiamo contribuito a garantire agli studenti disabili la partecipazione alla vita accademica: li abbiamo aiutati a frequentare le lezioni, ad andare in mensa per il pranzo…&#8221;. (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p style="margin-bottom:.21cm;" align="justify">“Il progetto era culturale: aiutare di oraganizzare gli eventi per la gioventu` padovana, fare i tandem linguistici, sviluppare qualsiasi progetto personale e, soprattutto, far  crescere la propria creativita`. Essendo laureata in storia, questo progetto sarebbe stato l`ideale! Ho aiutato gli animatori ed organizzatori degli eventi culturali. Facendo l`esperienza di assistente ho imparato come gestire il tempo quando c`era  molto da fare; come pubblicizzare gli eventi; come comunicare con i partecipanti (per un periodo seguivo le prove di una troupe ed alla fine li ho aiutati a preparasi per uno spettacolo); ecc.Il mio progetto personale era l`organizzazione di escursioni. Ne ho realizzate solo 4, pero` mi hanno fatto una buona impressione ed e` stata un`esperienza molto positiva. Devo dire che anche una volta tornata in Lituania ho approfittato di questa esperienza cercando lavoro. E cio` ha funzionato!” (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
<p class="western"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Considerazioni</span></span></p>
<p align="justify">“Vivendo in un paese sconosciuto conosci nuove persone e fai amicizie. Sono proprio queste amicizie che ci permattano di promuovere l’integrazione europea e la cooperazione europea.</p>
<p align="justify">Da questi scambi ho imparato molto, grazie al mio anno SVE ho avuto la possibilità di abitare in un paese diverso del mio e questo mi permette di conoscere non solo una lingua nuova, ma anche di vedere abitudini nuovi e una cultura nuova.</p>
<p align="justify">La Cultura è così complessa che non basta trascorrere le vacanze in un paese per conoscerlo. Per capire le loro opinioni e abitudini devi vivere in questo paese. L’aspetto importante è che provi a capire e accettare che alcune cose sono diverse.</p>
<p align="justify">Non è detto che per alcune persone uno SVE non sia una esperienza buona, però io invece posso raccomandare a tutti uno Servizio Volontario Europeo! Secondo me, passando tempo all&#8217;estero possiamo allargare sempre il punto di vista del mondo”. (<strong>Laura-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Sono contenta di aver fatto lo SVE in Italia… Ho conosciuto tanti amici nuovi e un lavoro nuovo. Ho imparato essere autonoma, perché all’inizio non conoscevo nessuno e dovevo fare tutto da sola, senza la mia famiglia e i miei amici. Penso che in quest’anno avessi fatto amicizia per tutta la vita e sono sicura che tornerò presto in Italia!” (<strong>Martha-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;Avere l’abilità di essere aperto verso ogni stile di vita è una cosa che si può imparare durante un anno all’estero. Io da parte mia ho conosciuto tante persone nuove tra cui ho trovato amici stretti con i quali ho trascorso del tempo veramente meraviglioso.</p>
<p align="justify">Insomma posso dire che in un tal anno possono succedere mille momenti pieni di esperienze, sentimenti e pensieri così diversi e ogni momento ha un altro effetto rispetto al momento successivo cosicché si formano tantissime immagini che si completano il puzzle di quest’anno. Questo puzzle che ci si porta a casa, anche se ci sono punti neri su qualche immagine, in tutto è stata una bella esperienza&#8221;. (<strong>Raphael-Germania</strong>)</p>
<p align="justify">&#8220;E’ stato meraviglioso imparare molto sugli italiani e sul loro modo di vivere! Penso di avere avuto delle grandi esperienze qui in Italia. Ho avuto la possibilità di vivere con degli sconosciuti, imparare a convivere in appartamento con le altre persone, a cooperare con loro e infine a conoscerle. Inoltre sono molto felice perché mi sono fatto molti nuovi amici per tutta la vita e che potrò andare a trovarli nei loro paesi e vedere come vivono. Grazie a questa esperienza ho anche imparato tanto su di me e ne sono molto entusiasta. Mi sento di avere in vari modi molto più aperta, creativa e saggio. Vivere un anno in un paese straniero significa mettersi in gioco e imparare nuove abitudini, nuovi stili di vita e soprattutto imparare una lingua nuova.</p>
<p align="justify">Grazie a questa esperienza ho anche imparato tanto su di me e ne sono molto entusiasta. Mi sento di avere una mente in vari modi molto più aperta, creativa e saggia. Sono orgoglioso di aver partecipato a questo progetto in Italia e vorrei che tutti potessero conoscere lo SVE e avere la possibilità di parteciparvi perché è una grande opportunità per noi giovani: la possibilità di conoscere Paesi, culture, lingue nuove ma anche e soprattutto è una occasione per conoscere gente proveniente da ogni parte d’Europa e creare con loro un ponte che ci faccia sentire sempre più cittadini di un’Europa unita. È veramente un’esperienza di vita spettacolare; pensavo di vivere il più bell’anno della mia vita – avevo ragione!” (<strong>Arve-Norvegia</strong>)</p>
<p align="left">“Raccomando il Servizio volontario europeo a chiunque vuole conoscere meglio la sua personalita`,  a chi ama rispondere alle sfide, a chi vuole fare un esperienza non comune e a chi ama viaggiare e imparare nuove lingue”. (<strong>Ilona-Lituania</strong>)</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/91/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/91/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/91/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=91&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/10/08/voci-di-viaggio-voci-di-volontari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>10 minuti con&#8230;</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/23/10-minuti-con/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/23/10-minuti-con/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=88</guid>
		<description><![CDATA[
Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. E’ uno scrittore, docente di scrittura creativa, cercatore di talenti letterari e molto altro. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti ed altri libri d’inchiesta o sullo scrivere. Nel 1993 ha fondato la “Piccola Scuola di Scrittura Creativa”. Collabora con il Mattino di Padova. Da maggio 2001 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=88&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { color: #000000; text-decoration: line-through } --></p>
<p style="margin-bottom:0;">Giulio Mozzi è nato nel 1960. Abita a Padova. E’ uno scrittore, docente di scrittura creativa, cercatore di talenti letterari e molto altro. Ha pubblicato diverse raccolte di racconti ed altri libri d’inchiesta o sullo scrivere. Nel 1993 ha fondato la “Piccola Scuola di Scrittura Creativa”. Collabora con il Mattino di Padova. Da maggio 2001 a maggio 2009 ha lavorato come consulente per la Sironi editore e da giugno 2009 fa il consulente per Einaudi Stile libero. Dal 2000 pubblica “vibrisse”, bollettino di letture e scritture (<span style="text-decoration:none;"><a href="http://vibrisse.wordpress.com/"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">http://vibrisse.wordpress.com</span></a></span>) e dal 2006 ha fondato vibrisse libri (<span style="text-decoration:none;"><a href="http://www.vibrisselibri.net/"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">www.vibrisselibri.net</span></a></span>) casa editrice in rete.<br />
<span id="more-88"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Per saperne di più basta cercare “Giulio Mozzi” su Wikipedia o su Google e si troveranno una vastità di informazioni.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Dopo decine di interviste lette a riguardo del nostro ospite, tentiamo quindi di approfondire altri e nuovi aspetti, certi di ricevere suggestioni e spunti da questa chiacchierata libera.</p>
<p style="margin-bottom:0;">“<strong>La tecnica narrativa di Mozzi sembra strutturarsi proprio su un prioritario rifiuto di narrare, almeno se narrare significa costruire sulla pagina eventi notevoli, caratteri marcati, feticci simbolici: uscire allo scoperto, insomma, esporsi ed esporre apertis verbis una visione del mondo. Lui invece se ne sta nello spazio protetto di una presunta e perseguita mediocrità.” (Stefano Giovanardi, La Repubblica, 8 luglio 1993)”. Questa è l’opinione più datata scritta da un critico sul suo riguardo, che sono riuscito a trovare. Lei ritiene davvero, nella sua scrittura, di starsene nello spazio protetto di una presunta e perseguita mediocrità?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">No.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Bisognerebbe, peraltro, verificare alcune cose. Ad esempio: lo “spazio della mediocrità” è effettivamente uno spazio “protetto”? Poi: per “esporre apertis verbis una visione del mondo”, è necessario davvero “costruire sulla pagina eventi notevoli, caratteri marcati, feticci simbolici”? Infine: è necessario “esporre apertis verbis una visione del mondo” per narrare?<br />
Credo che “narrare” significhi: “allineare eventi interconnessi”. E mi pare che questo avvenga nelle mie storie.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro la “Felicità terrena” (Einaudi – 1996) lei scrive: “Di che cosa parliamo quando parliamo di quello che siamo stati, di quello che abbiamo perduto, di quello che abbiamo avuto in sogno, di quello che saremo domani, di quello che desideriamo per il nostro futuro? Solo la speranza ci soccorre, o ci illude.”<br />
Lei di cosa sente ancora il bisogno di parlare e in cosa si sente ancora di sperare?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Premessa: le mie opinioni non necessariamente coincidono con quelle delle voci che parlano nei miei racconti.<br />
Detto questo: spero nella fine dei tempi, e nella vita nel mondo che verrà. E di questo – non d’altro – m’interessa parlare.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro “Parole private dette in pubblico – Conversazioni e racconti sullo scrivere” (Theoria – 1997), nella edizione aumentata pubblicata da Fernandel nel 2002, sulla quarta di copertina, si legge: “…si considerano la letteratura e la scrittura come strumenti che “servono a fare delle cose”; che non hanno valore di per sé, ma si conquistano un valore per la loro utilità umana.”<br />
Quale utilità ritiene abbiano oggi letteratura e scrittura? Questi strumenti, cosa gli hanno permesso di “fare”?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">La scrittura è una tecnologia che serve a mantenere nel tempo le parole dette: questa è la sua utilità.<br />
La letteratura è il dipartimento ricerca e sviluppo della scrittura.<br />
Ciò che ho fatto, è: usare questa tecnologia, e il suo dipartimento ricerca e sviluppo, al servizio di un discorso sulla fine dei tempi, e sulla vita nel mondo che verrà.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Nel suo libro “Fiction” (Einaudi – 2001) scrive: “…perché il pensiero è come il respiro, che va e viene e può interrompersi all’improvviso, mentre la scrittura è una cosa fuori di me, che non ha più bisogno di me per continuare a esistere.”<br />
Non crede che la scrittura di ogni autore comunque continui ad esistere in forme diverse e con significati diversi a seconda del lettore che si trova di fronte?</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Lo scopo della scrittura è mantenere nel tempo le parole dette. Si tratta però di una tecnologia ancora altamente imperfetta: infatti succede che le parole scritte appaiano diversamente a diversi lettori. Per questo esiste un dipartimento ricerca e sviluppo della scrittura, cioè la letteratura. Il testo letterario perfetto dice <em>una</em> cosa, e <em>sempre quella</em> cosa.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Lei, qui a Padova, ha fondato una delle prime scuole di scrittura creativa di tutta Italia. Come è nata questa sua idea?</strong></p>
<p>Non è stata una mia idea. L’avvio di alcuni “corsi di scrittura creativa” mi fu proposto da Roberto De Gaspari – recentemente scomparso, con dolore di molti – del circolo Arci “Lanterna Magica”.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;"><strong>Cosa prova di fronte a decine di ragazzi e ragazze che si trova davanti ad ogni corso, seminario, incontro e che, armati di testi per loro scritti con “sangue e sudore”, dicono che vogliono fare gli scrittori?<br />
</strong>Disorientamento. Io non ho mai voluto “fare lo scrittore”.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Da diversi anni ormai fa anche l’editor o il talent scout. Per diversi anni alla Sironi ed oggi per Stile Libero dell’Einaudi. Come funziona in sintesi il suo lavoro di “segnalatore di talenti letterari” e cosa va cercando?<br />
</strong>Cerco testi che mi sembrino belli. Tutto qui.<br />
Il mio lavoro oggi funziona così: poiché ormai tutti sanno che sono perennemente in cerca – e ciò è avvenuto all’inizio grazie alla pubblicazione di alcune antologie curate da me, negli ultimi anni soprattutto grazie a un mirato uso dell’internet –, ogni giorno il postino mi consegna uno, due, tre dattiloscritti; ogni giorno qualcuno mi scrive, mi manda testi, mi chiede un’opinione eccetera.<br />
Io mi sottraggo ad alcune richieste (ad esempio: se una persona mi manda un racconto dei sei pagine e mi chiede che cosa ne penso, e se la scrittura può essere la sua scelta di vita, mi rifiuto di rispondere: sei pagine belle o sei pagine brutte possono scappare a chiunque&#8230;), ma comunque seguo il principio di prendere in considerazione tutto ciò che ricevo.<br />
“Prendere in considerazione” significa: che apro la busta, sfoglio il testo, leggo la lettera accompagnatoria, leggo un po’ di pagine (diciamo: una ventina). E decido se vale la pena di leggere tutto il dattiloscritto, oppure no. Perché purtroppo la maggior parte delle cose che ricevo sono veramente brutte (e, tra parentesi, continua a stupirmi il fatto che chi le scrive e me le manda non se ne renda conto da solo).<br />
Poi, una volta al mese, mi organizzo una settimana per leggere da cima a fondo tutti i testi che ho messi da parte. A quel punto, se trovo che un testo sia veramente interessante, mi faccio vivo con l’autore o autrice. E gli dico: “Guarda, a me questa cosa interessa. Ho voglia di battermi perché sia pubblicata. Non garantisco nulla”.<br />
A quel punto comincia la battaglia all’interno della casa editrice. Dove le persone che devono decidere hanno tante cose da fare, e perché si decidano a leggere quel certo testo bisogna fargli una testa così, insistere, ricordare, motivare, fare scene, minacciare di buttarsi dalla finestra, e così via. E poi magari, quando si arriva a discutere, queste persone non riesco a convincerle o – peggio – loro convincono me che mi sono sbagliato.<br />
Certe volte, però, e le ragioni sono misteriose anche per me, tutto va liscio dall’inizio alla fine. Faccio una proposta, l’attenzione c’è subito, e magari in poche settimane si conclude tutto positivamente.<br />
Se poi un testo che a me interessa non interessa all’editore per il quale lavoro, sono libero di proporlo altrove. E se sono davvero convinto lo faccio. C’è tutta una rete di relazioni tra consulenti, editor, editori grandi e piccoli. Alzo il telefono, scrivo, faccio, vado, parlo.<br />
Sono una specie di venditore, ecco.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Cos’è cambiato nell’ambito editoriale dal 1993, data della pubblicazione della sua prima raccolta di racconti (Questo è il giardino – Theoria; poi Mondadori 1998; poi Sironi 2005), ad oggi?<br />
</strong>Tutto. Ci vorrebbero duecento pagine per spiegarlo bene.<br />
In estrema sintesi: uno, il settore del libro si è definitivamente e completamente industrializzato; due, la tendenza alla concentrazione delle imprese del settore si è mantenuta costante (ultimo fatto rilevante: Feltrinelli, che è un editore medio nonché il maggiore venditore al dettaglio di libri, ha acquisito il controllo di uno dei principali distributori, Promozione e Diffusione Editoriale &#8211; Pde).</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Tre consigli al volo a giovani che vogliono scrivere un’opera.<br />
</strong>Primo. Ci provino solo se sono veramente convinti.<br />
Secondo. Ammettano la possibilità di fallire.<br />
Terzo. Si domandino sempre perché – cioè: con quale scopo – fanno ciò che fanno.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><span style="font-style:normal;">Tre consigli al volo a giovani che hanno scritto un’opera e vorrebbero cercare di farla pubblicare.<br />
</span></strong>Primo. Si domandino se quell’opera è davvero bella.<br />
Secondo. Se la risposta è positiva, si domandino a quale o quali editori può interessare. Per sapere a quale o quali editori quell’opera può interessare, basta frequentare le librerie, guardare chi pubblica cosa, eccetera. E poi spediscano.<br />
Terzo. In caso di risposta negativa, si domandino di nuovo se quell’opera è davvero bella. Se la risposta è positiva, si preparino ad affrontare una vita d’inferno.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Recentemente ha partecipato ad una lista elettorale di Padova in appoggio al Sindaco Zanonato. E’ soddisfatto di tale esperienza?<br />
</strong>No, perché per ragioni personali – che non sto qui a spiegare – non ho potuto fare una vera campagna elettorale.</p>
<p><strong>Mozzi scrittore, Mozzi docente, Mozzi editor, Mozzi relatore, Mozzi guida per autori emergenti, Mozzi collaboratore, Mozzi che ha fatto campagna elettorale, Mozzi passeggiatore, Mozzi scrutatore, Mozzi lettore, Mozzi sommerso da manoscritti inviatigli. Chi è Mozzi?<br />
</strong>Questo qui, che sta rispondendo alle domande.</p>
<p><strong>E’ felice?<br />
</strong>No, ma non è un problema.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong>(intervista  di  RUDI   PERPIGNANO)</strong></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=88&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/23/10-minuti-con/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>L’inviata allo scaffale degli scrittori</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/22/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-2/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/22/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=86</guid>
		<description><![CDATA[a cura di Lorenza
Esiste l’Italia?
Presentazione dell&#8217;inchiesta di Ivo Diamanti sul tema &#8220;L&#8217;Italia secondo gli italiani&#8221;, nell&#8217;ultimo numero della rivista di geopolitica Limes, diretta da Lucio Caracciolo.
Diamanti e i suoi collaboratori hanno realizzato per la rivista Limes una radiografia dell&#8217;Italia, o meglio degli italiani.
I risultati li illustra il professore al pubblico, che si riconosce pienamente, e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=86&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>a cura di Lorenza</strong></p>
<p>Esiste l’Italia?</p>
<p>Presentazione dell&#8217;inchiesta di Ivo Diamanti sul tema &#8220;L&#8217;Italia secondo gli italiani&#8221;, nell&#8217;ultimo numero della rivista di geopolitica Limes, diretta da Lucio Caracciolo.</p>
<p>Diamanti e i suoi collaboratori hanno realizzato per la rivista Limes una radiografia dell&#8217;Italia, o meglio degli italiani.<span id="more-86"></span></p>
<p>I risultati li illustra il professore al pubblico, che si riconosce pienamente, e ai suoi interlocutori, Sergio Frigo, giornalista del Gazzettino, Ernesto Milanesi, gionalista de Il Mattino di Padova, Paolo di Paolo, curatore della rassegna “Lo scaffale degli scrittori”, che lo aiutano a scegliere i temi da approfondire.</p>
<p>Tanti sono i punti toccati ed analizzati, primo fra tutti il concetto di italianità, lo stesso al centro della ricerca &#8220;L&#8217;Italia secondo gli italiani&#8221; pubblicata nell&#8217;ultimo numero di Limes. Quanto gli italiani si sentono tali, quanto si sentono appartenenti ad una stessa unica realtà nazionale, quanto si riconoscono nelle istituzioni statali, quanto si sentono connazionali? La risposta è: poco. O meglio, il senso di appartenenza è molto forte, ma si tratta di un legame al territorio locale non nazionale. Prima di arrivare a definirsi italiani si è prima veneti, oppure prima siciliani, o ancora napoletani e poi italiani, insomma siamo &#8220;&#8230; e italiani&#8221;. E se ci pensiamo bene è vero: i pregiudizi che molti del nord hanno nei confronti delle persone &#8220;del sud&#8221; sono forti, e vale anche viceversa, nel sud alcuni guardano quasi con mancanza di stima agli abitanti del &#8220;ricco nord&#8221;, come se per entrambe le parti ci fosse la responsabilità di difendere la condizione della propria provenienza, alla quale ci si sente legati da un cordone che non si spezza mai e che non unirà mai tutto lo stivale.</p>
<p>Anche in un&#8217;analoga inchiesta fatta dallo stesso Diamanti e il suo gruppo nel &#8216;94, emergeva che l&#8217;unico concetto d&#8217;identità possibile era quello territoriale locale, la cui cornice di appartenenza non era lo stato.</p>
<p>E per quanto riguarda il riconoscimento nelle istituzioni  la situazione non è simile purtroppo, e neanche migliore. Diamanti dice che in Italia c&#8217;è sì orgoglio nazionale, ma accompagnato da una forte sfiducia nelle istituzioni: siamo cioè una nazione senza stato<br />
Molti italiani avevano fiducia nell&#8217;Europa perchè avevano sfiducia nell&#8217;Italia, come se avessero voluto far commissariare l&#8217;Italia dagli organi politici dell&#8217;Europa. Nello stesso tempo gli altri stati europei non avevano fiducia nell&#8217;Europa perchè guidata da Prodi, il quale a sua volta aveva tutta la sfiducia degli italiani. Insomma, è il cane che si morde la coda. Oggi è cresciuta la fiducia nelle istituzioni? No, nè per quelle nazionali, nè per quelle locali ci dice il professore.</p>
<p>Una delle domande poste alle persone durante la ricerca sul campo per redigere l&#8217;inchiesta era focalizzata sull&#8217;autodefinizione degli italiani, sulle etichette che sentiamo di darci e su come ci sentiamo visti da fuori i confini. è stata stesa una classifica dei risultati che vede al primo posto questa definizione: &#8220;italiani vuol dire possedere l&#8217;arte di arrangiarsi&#8221;. Nell&#8217;ordine seguono &#8220;attaccamento alla famiglia&#8221;, &#8220;creatività nell&#8217;arte e nelle imprese&#8221;, agli ultimi posti &#8220;senso civico&#8221; (forse in questo periodo di emergenza-terremoto smentito), e &#8220;fiducia nelle istituzioni&#8221;. Come in patria, anche all&#8217;estero quello che ci identifica è l&#8217;arte, che sia quella figurativa, culinaria, sportiva; e non certo il peso politico, le scelte ambientali, la correttezza di azione della politica, la giustizia efficace e imparziale.  L&#8217;immagine degli italiani che esportiamo è quindi legata all&#8217;orgoglio delle nostre ricchezze artistiche, sia quelle figurative, sia quelle legate alla capacità di uscire indenni da situazioni &#8220;scomode&#8221; o di rialzarsi seppur a fatica dopo le crisi, insomma quelle dell&#8217;arte di arrangiarsi.</p>
<p>Dal pubblico arriva uno spunto provocatorio sul freno a mano che l&#8217;Italia sembra tenga sempre tirato quando si confronta con gli altri paesi europei in materia di etica: l&#8217;opinione è che questo freno sia imposto dal grande peso politico che la Chiesa esercita sul nostro stato.<br />
Diamanti, estremamente lucido e realista, sposta la colpa di tanta ingerenza sulla politica stessa, incapace, da una parte e dall&#8217;altra del Parlamento, di liberarsi dalle imposizioni più o meno velate del Vaticano. Tutta la colpa della debolezza e della mancata autonomia della politica è della politica stessa. Dice che, per esempio, sul tema delle coppie di fatto il 60 % degli italiani è d&#8217;accordo a portare avanti l&#8217;argomento, sul testamento biologico l&#8217;80 % sono favorevoli a fare dei passi avanti. Il bradipo della politica italiana sembra non essersi ancora accorto di ciò; o forse si sente più talpa e allora ha la scusa di non vedere.</p>
<p>E così si conclude l&#8217;incontro, usciamo un pò amareggiati, perchè le cose dette non sempre sono state incoraggianti, o un po’ in soggezione perchè ci siamo sentiti analizzati; comunque pensosi.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/86/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=86&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/09/22/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Scambi socio-culturali estate 2009</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/25/scambi-socio-culturali-estate-2009/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/25/scambi-socio-culturali-estate-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 08:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Spazio Europa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=82</guid>
		<description><![CDATA[I leader group degli scambi organizzati da Progetto Giovani raccontano la loro esperienza.
&#8220;MUSICHE, DANZE E COSTUMI DEL TERRITORIO LOCALE&#8221;
PADOVA (1-10 Luglio 2009)
Scambio svolto nell’ambito della collaborazione bilaterale tra il Comune di Padova e la regione Navarra (Spagna).
Il progetto, dal titolo “ Musiche, danze e costumi del territorio locale ” si è rivolto a 10 giovani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=82&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I leader group degli scambi organizzati da Progetto Giovani raccontano la loro esperienza.</p>
<p>&#8220;MUSICHE, DANZE E COSTUMI DEL TERRITORIO LOCALE&#8221;<br />
PADOVA (1-10 Luglio 2009)<br />
Scambio svolto nell’ambito della collaborazione bilaterale tra il Comune di Padova e la regione Navarra (Spagna).</p>
<p>Il progetto, dal titolo “ Musiche, danze e costumi del territorio locale ” si è rivolto a 10 giovani spagnoli e 8 italiani di età compresa tra i 15 ed i 17 anni. Il gruppo italo/spagnolo ha (ri)conosciuto la città e le sue ricchezze attraverso attività insolite nei luoghi della cultura tra Padova e Venezia e proposte coinvolgenti da parte di varie Associazioni di Padova e dintorni. La partecipazione &#8211; comprensiva di vitto, alloggio, visite culturali, spostamenti con mezzi pubblici, entrata ai musei e visite guidate &#8211; è stata gratuita.<br />
<em><span id="more-82"></span><br />
“Lo scambio è stato coinvolgente e sorprendente in ogni momento e situazione. Per un gioco dell’Oca un po’ speciale abbiamo imparato a cantare ‘Me compare Giacometo’ per le vie del Ghetto; con l’associazione ‘Ologram’ abbiamo scoperto e sperimentato come l’arte dei graffiti viva nella nostra città; gli ‘Amissi del Piovego’ ci hanno insegnato a vogare alla veneta nel suggestivo paesaggio del fiume; l’associazione ‘Cavallo è vita’ ci ha sbalorditi facendoci provare il volteggio sui cavalli; un laboratorio di danze popolari ci ha fatti scatenare al ritmo di musiche dal mondo; con i ‘dottor Clown’ ci siamo lasciati trasportare dall’energia del sorriso e delle coccole… Il tutto condito da moltissime altre attività naturalistico – sportive e lo spirito di amicizia che ha legato tutti i partecipanti”.</em></p>
<p><strong>Annamaria</strong></p>
<hr />&#8220;ROLE MODELS FOR MEN AND WOMEN&#8221;<br />
KASSEL (GERMANIA) – (11-22 Luglio 2009)</p>
<p>Scambio svolto nell’ambito del Progetto Gioventù in azione, promosso dall’Unione Europea.<br />
Il progetto, dal titolo “Role models for men and women”, centrato sulla tematica della musica, della  danza e del teatro d’improvvisazione attraverso l’animazione giovanile e la consapevolezza dei diritti umani, si è rivolto a giovani di età compresa tra i 15 ed i 18 anni provenienti da Italia, Francia, Polonia e Germania. Lo scambio ha coinvolto 10 partecipanti per ogni paese.</p>
<p><em>“I giovani si sono confrontati su ruoli e stereotipi attribuiti a uomini e donne nei paesi di origine attraverso varie attività di gruppo incentrate sulla condivisione del pensiero e dell’esperienza di ciascun partecipante e sul gioco. Durante il soggiorno i giovani sono stati impegnati in stimolanti workshops di teatro e danza tenuti da esperti insegnanti che hanno permesso ai ragazzi di affrontare il tema dello scambio da un punto di vista diverso e più stimolante. Il risultato è stato uno spettacolo di successo offerto al pubblico di Kassel. I ragazzi hanno inoltre preso parte ad un’avventurosa gita in canoa, esplorato Kassel e visitato Hann Münden. Questo scambio è stata una fantastica esperienza per tutti i partecipanti che si sono salutati nella speranza di poter continuare questo progetto l’anno prossimo in uno altri paesi coinvolti”.<br />
</em><br />
<strong>Stefania</strong></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/82/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/82/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/82/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=82&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/25/scambi-socio-culturali-estate-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>L’inviata allo scaffale degli scrittori</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[
a cura di Lorenza

Tanto più è particolare, tanto più è universale
Presentazione del libro di Daria Bignardi, uscito per Mondadori quest&#8217;anno, Non vi Lascerò orfani.

Con la guida di Paolo di Paolo, scopriamo il mondo della giornalista, autrice, intervistatrice più schietta della tv, Daria Bignardi. Lei ci apre le porte di casa sua e della sua famiglia, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=79&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong><span style="font-size:small;">a cura di Lorenza</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"><br />
Tanto più è particolare, tanto più è universale</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"><em>Presentazione del libro di Daria Bignardi, uscito per Mondadori quest&#8217;anno, </em>Non vi Lascerò orfani<em>.</em></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Con la guida di Paolo di Paolo, scopriamo il mondo della giornalista, autrice, intervistatrice più schietta della tv, Daria Bignardi. Lei ci apre le porte di casa sua e della sua famiglia, ci parla apertamente, con naturalezza, facendo tornare alla mente i comportamenti di tutta la sua famiglia, rivisitando i luoghi cari a sua mamma, citando con il giusto accento e intonazione le tipiche frasi di suo padre. E per un po’ ci sembra quasi di non avere di fronte quella persona che mette al muro gli intervistati in tv, o che scrive brillante e pungente sulla carta stampata, ma una donna che racconta un pò di se stessa e della sua vita.<span id="more-79"></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Il libro che presenta, il suo primo libro, parla della sua famiglia; il pretesto che scatena in Daria l&#8217;esigenza di mettersi a scrivere, è il lutto che l&#8217;ha sconvolta e che l&#8217;ha fatta rimanere orfana adulta. Con sorprendente lucidità data la circostanza, arriva a fare una riflessione che difficilmente è in grado di fare una persona quando improvvisamente perde un genitore. Per quanto sia penosa e drammatica, la morte è certamente una condicio sine qua non della vita; non c&#8217;è esistenza, dalla più bieca alla più nobile, che non metta in conto una fine. Fare i conti con la parca Atropo, che taglia il filo della vita quando decide lei, è necessario, fisiologico, per ognuno di noi. Nonostante questo, la morte è per molti un tabù, e per altri, nel tentativo di allontanare il pensiero dalla mente, motivo di sdrammatizzazione. è difficile trovare la giusta chiave di lettura di questo avvenimento, tanto più che alle volte precipita improvviso nelle nostre vite. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Cosa leggere nella morte della propria mamma quando noi figli siamo grandi ce lo dice con estrema naturalezza l&#8217;autrice. &#8220;Sincerità&#8221; mi sembra il modo migliore di riassumere in una sola parola la scrittura del libro e il discorrere della serata. Le memorie, nel cui racconto si tuffa in apnea, sono consegnate nel libro in modo autentico e scritte &#8220;senza guardare&#8221;, così come vengono, così come se le ricorda lei. E non corre in questo modo il rischio di ulteriori considerazioni su quelle parole già fissate; dice lei stessa &#8220;se è scritto con sincerità non ci possono essere ripensamenti&#8221;.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Non per scrivere il libro, ma per necessità personale, ha dovuto scavare nei cassetti di quella che è stata la casa della famiglia, ha parlato con le persone che hanno conosciuto sua madre, è rientrata temporaneamente nel mondo di questa donna. Ed è rimasta sorprendentemente stupita quando ha letto, per esempio, le dediche delle amiche, piene di simpatia, per sua mamma ragazzina, talmente &#8220;bella e buona da poter essere adorata&#8221;. Guardandosi indietro ha potuto accorgersi del carattere solare di sua madre, un lato che non aveva visto poichè dalla morte del padre, quando lei aveva vent&#8217;anni, aveva quasi sospeso l&#8217;attenzione e la morbidezza nei suoi confronti, sebbene l&#8217;amore per quella madre fosse sempre profondo e forte. Una vita quella di sua mamma vissuta con ansia e preoccupazione nei confronti della figlia la quale, a volte un po’ succube delle sue apprensioni, era comunque decisa a non farsi travolgere dal flusso di oppressione che le avrebbe forse tarpato troppo le ali. 		Questa vita vissuta lascia il posto ad un&#8217;infinità di ricordi fluttuanti nell&#8217;aria, e proprio i dettagli di queste memorie, i modi di dire, le battute, sono quelle cose che rimangono, anche dopo la scomparsa della persona che fino ad allora li possedeva e ne dava vita. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Quando poi un&#8217;espressione tipica di un genitore la si sente usare dalla propria figlia, come ci dice Daria, è finalmente il momento in cui si realizza che la morte non ha lasciato solo reminiscenze nella mente, ma invece una traccia ben profonda nella vita delle persone care.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Gli interventi del pubblico confermano in pieno che tanto più si scende nei particolari di un&#8217;esperienza, tanto più le sensazioni risultano universali: c&#8217;è chi la ringrazia perché gli ha aperto gli occhi su una morte ancora non elaborata, chi conferma la necessità di guardare indietro per fare un resoconto della vita di quella persona e automaticamente della propria.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Non preoccupatevi comunque, il libro non è sulla morte o sul lutto, non è una biografia, né un&#8217;autobiografia: vi farà forse commuovere ma anche tanto sorridere. E&#8217; il lessico familiare dei Bignardi.</span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=79&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un posto per leggere</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/un-posto-per-leggere-3/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/un-posto-per-leggere-3/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 10:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[
a cura di Daria Tinagli

Titolo: Prima di sparire
Autore: Mauro Covacich
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2007
Numero di pagine: 277
Prezzo di copertina: 16 euro.

“I frammenti di un romanzo che sognavo di scrivere giacevano inerti sotto il peso delle cose che mi erano successe negli ultimi diciotto mesi, forse dovevo provare a raccontare quelle. Così ho cominciato. Il motto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=77&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong><span style="font-size:small;">a cura di Daria Tinagli</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Titolo: Prima di sparire</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Autore: Mauro Covacich</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Editore: Einaudi</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Anno di pubblicazione: 2007</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Numero di pagine: 277</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;">Prezzo di copertina: 16 euro.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">“<span style="font-size:small;">I frammenti di un romanzo che sognavo di scrivere giacevano inerti sotto il peso delle cose che mi erano successe negli ultimi diciotto mesi, forse dovevo provare a raccontare quelle. Così ho cominciato. Il motto che avevo in mente era: questi fatti esistono, queste persone esistono, io esisto&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Ecco cosa dice Mauro Covacich del suo romanzo. E ancora, nell&#8217;intervista di Claudia Bonadonna, si legge: &#8220;Ho cominciato a scrivere come se fosse un interrogatorio: io ero il giudice e l&#8217;imputato. Volevo che non fosse un semplice romanzo ma un&#8217;opera di verità. Viviamo affogati nella finzione, ogni cosa viene raccontata in questa forma, da quella più seria alla più banale. Invece bisogna fare un passo indietro e tornare al disagio che provoca la verità. Anche per chi scrive&#8221;. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Ottime intenzioni: dire la verità. Obiettivo raggiunto, se l&#8217;obiettivo era quello di mettere a disagio raccontando la propria verità. Eppure. Eppure c&#8217;è qualcosa che non regge. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Il risultato dell&#8217;esperimento è una specie di cronaca di questi diciotto mesi. La storia in sé è banale: lui lascia la moglie (per la quale prova ancora qualcosa) per un&#8217;altra (per la quale prova qualcos&#8217;altro: quello che non prova più per la moglie). La novità che non è nella trama è nella scrittura, nella scelta stilistica, nella cronaca serrata e spietata. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> E&#8217; difficile parlare di questo libro. E&#8217; difficile perché non vorrei sparare a zero sull&#8217;autore che è uno bravo, sa quello che dice e scrive e allora mi ripeto che un motivo ci sarà, vero e profondo, se ha scritto questo libro. Non voglio analizzare se sia eticamente o moralmente giusto averlo scritto e pubblicato, cosa che, tra l&#8217;altro, non faccio con molti libri che meriterebbero forse una riflessione del genere, ma è una riflessione per me noiosa e complicata e allora lascio perdere. Mi accorgo che posso parlare solo di quello che ho vissuto e provato io leggendo il libro, cercando di vederla sia come vita vissuta sia come pura invenzione, perché ancora non ho capito quale sia il punto di vista giusto. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Fin dalla prima pagina il lettore si immerge in questi racconti pieni di dettagli visti da vicino, quasi da dentro, sembrerebbe. L&#8217;accanimento nei dettagli, la volontà di sviscerare tutto, di guardare da dentro, senza filtri né interpretazioni né pietà, percorre tutto il romanzo. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Pagina dopo pagina pare quasi di spiare i tre poveri protagonisti, loro malgrado. Veniamo portati per mano a guardare la loro quotidianità, i loro segreti, i messaggi sul cellulare, i comportamenti vergognosi se visti da fuori. Eppure quello che arriva al lettore non è una sensazione di vicinanza, non è empatia né comprensione, neppure tenerezza. Questo coinvolgimento impudico del lettore non lo aiuta a vedere la verità tanto cercata con i propri occhi, non lo aiuta a capire né sentire. Chi legge si scopre a provare molta lontananza da tutti i protagonisti del romanzo, la stessa lontananza che, nonostante tutto, c&#8217;è tra ognuno di loro. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Ecco di cosa parla il libro, parla di quanto sia difficile essere davvero vicini a qualcuno, amare davvero qualcuno. Parla della solitudine forse, se proprio deve parlare di qualcosa. Non è vero che parla dell&#8217;abbandono e della passione, come suggerisce la quarta di copertina. In questo libro si parla di solitudine e lontananza. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Lontano e ostile lui. Lontana e inutile Susanna, l&#8217;amante. Susanna e il suo linguaggio insostenibile da leggere, figuriamoci ascoltarlo quale sofferenza debba essere, ma questo è. Pare che lui la ami così: ama i suoi &#8220;perké&#8221;, i suoi &#8220;kasini&#8221;, i suoi &#8220;tvtb&#8221;, i suoi puntini di sospensione, le smorfiette da adolescente e le codine sulla sua faccia di trentottenne. Lontana pure Anna, la moglie: eterea, magra e pallida. Troppo buona, troppo ingenua, troppo comprensiva e generosa. Viene da scuoterla, dirle di essere se stessa e non lo stereotipo della donna-madonna. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> I personaggi sono macchiette. Nulla di più. La storia, al di là dell&#8217;apparente desiderio di andare alla profondità delle cose con questo senso di logoramento perenne, resta in superficie. </span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-size:small;"> Allora mi chiedo: cosa resta, in fondo, di un libro così. Resta poco al lettore. Resta qualcosa, forse, ai suoi poveri protagonisti, un po&#8217; la sorte che capita a tanti diari e appunti sparsi e dimenticati nei cassetti, nelle stanze, nei nostri appartamenti. </span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/77/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/77/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/77/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=77&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/08/05/un-posto-per-leggere-3/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un posto per leggere</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/un-posto-per-leggere-a-cura-di-dariatinagligmail-com/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/un-posto-per-leggere-a-cura-di-dariatinagligmail-com/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 10:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=69</guid>
		<description><![CDATA[A cura di dariatinagli@gmail.com
QUELLA SOLITUDINE CHE CI SALVERA&#8217;
Sul numero 789 del settimanale Internazionale c&#8217;è un articolo di William Deresiewicz (critico letterario americano), dal titolo “The end of solitude” (la fine della solitudine) e tratto dal settimanale The Chronicle of Higher Education . E&#8217; un pezzo pieno di idee e riflessioni: vi invito a cercarlo e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=69&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>A cura di dariatinagli@gmail.com</strong></p>
<p>QUELLA SOLITUDINE CHE CI SALVERA&#8217;</p>
<p>Sul numero 789 del settimanale Internazionale c&#8217;è un articolo di William Deresiewicz (critico letterario americano), dal titolo “The end of solitude” (la fine della solitudine) e tratto dal settimanale The Chronicle of Higher Education . E&#8217; un pezzo pieno di idee e riflessioni: vi invito a cercarlo e a leggerlo, se non lo avete ancora fatto (all’Informagiovani di Padova è disponibile in consultazione).<br />
Intanto ve lo racconto un po&#8217;, con qualche divagazione, come posso. Il percorso seguito dall&#8217;autore è molto articolato, questo l&#8217;ordine:<br />
- l&#8217;io contemporaneo ha bisogno di essere visibile, farsi conoscere dal più ampio numero di persone possibile.<br />
- l&#8217;io contemporaneo ha il terrore dell&#8217;anonimato.<br />
- oggi viviamo soltanto in rapporto agli altri.<br />
- la solitudine è scomparsa.<br />
L&#8217;idea portante di questo discorso ampio mi pare sia spiegata bene in queste righe dell&#8217;autore: &#8220;Non siamo soltanto animali sociali. Ognuno di noi è anche separato dagli altri e solitario. Ognuno è un sé unico, misteriosamente racchiuso in questo sé&#8221;.<br />
In ogni epoca passata la solitudine era importante. Nel romanticismo la solitudine era indispensabile per la formazione dell&#8217;io sociale di ogni individuo: senza di essa non c&#8217;era il sé. Nel modernismo la solitudine è meno generosa e più chiusa in sé, il mondo esterno è una minaccia per l&#8217;io mentre la solitudine lo protegge e lo nutre. Oggi la solitudine spaventa. Le tecnologie della comunicazione ci hanno dato la sensazione di una maggiore vicinanza tra le persone. Internet ha permesso comunicazioni costanti, continui scambi con chiunque.<br />
&#8220;L&#8217;obiettivo ora è semplicemente farsi conoscere, diventare una specie di celebrità in miniatura. La visibilità garantisce la nostra autostima diventando il surrogato di una vera relazione. Fino a poco tempo fa era facile sentirsi soli. Oggi è impossibile&#8221;. Scrive Deresiewicz.<br />
L&#8217;uso attuale della tecnologia, consentendo continui contatti con l&#8217;altro (chiunque altro) aiuta a costruire la propria identità attraverso l&#8217;esibizione di piccoli pezzetti di sé. Scrive ancora Deresiewicz: &#8220;I giovani di oggi hanno l&#8217;impressione di potersi far conoscere fino in fondo. Sembra che non abbiano il senso della loro profondità e di quanto sia importante tenerla nascosta&#8221;.<br />
Pubblico in Internet le fotografie del mio ultimo week end in montagna. Scrivo sul mio stato in facebook che sto preparando i biscotti mentre canto &#8220;she loves you&#8221; dei Beatles. Scrivo che odio la pioggia di oggi. Scrivo che sono felice di aver incontrato la zia Clementina dal fornaio. Scrivo che mi sono dipinto le unghie di blu. Questi dettagli di me una volta condivisi contribuiscono a rendermi più interessante ai miei occhi e più vero: se gli altri mi vedono io esisto davvero.<br />
La solitudine è così sconfitta, e io ho la sensazione immediata di esistere davvero attraverso gli occhi dei miei quattrocentotrentasette amici in facebook, i contatti ricevuti dal mio blog in un giorno, i commenti ottenuti col mio ultimo post su quanto mi piacciano le fragole con la panna.<br />
Quando posto qualcosa sul mio blog o tra le note di facebook chiunque può subito commentarmi: è quello che voglio, infatti torno continuamente a guardare se qualcuno mi ha scritto. Piace ciò che ho detto? Qualcuno condivide ciò che ho scritto? Qualcun&#8217;altro invece mi condanna? Lo voglio sapere, immediatamente. Ma perché? Perché questo desiderio di approvazione continua? Perché non può bastarmi il mio stesso affetto per ciò che ho scritto? Io lo conosco davvero, magari lo cambierò, cambierò persino idea. Invece nel web ti esponi in tutto e per tutto, devi accettarne le regole.<br />
E&#8217; un chiacchiericcio continuo. I commenti spesso si riducono ad un bello/brutto o mi piace/non mi piace. Forse non a caso facebook ha da poco introdotto &#8220;i pollicini in su e in giù&#8221; per velocizzare consensi e dissensi: clicco e ho detto la mia, sono felice, a posto. Mi illudo che questo sia un grande discorso articolato, ma tanti &#8220;pollicini in su o in giù&#8221; non fanno mezza frase di senso compiuto, lo so. &#8220;Bisogna proteggersi dall&#8217;urto del consenso intellettuale e morale, soprattutto durante la gioventù&#8221;, scrive ancora Deresiewicz.<br />
Allora Deresiewicz prova a suggerirci un&#8217;idea semplice eppure insolita: provare a stare da sé, almeno un po&#8217;, almeno ogni tanto. Forse, ci avverte, la nostra solitudine offenderà gli amici: &#8220;abbiamo fatto della cordialità, il sorriso tirato, l&#8217;interessamento cortese, l&#8217;invito fasullo, una virtù fondamentale. L&#8217;amicizia forse sta sfuggendo alla nostra presa, ma siamo universalmente amichevoli&#8221;.<br />
Riscoprire l&#8217;ozio, il piacere di pensare, non dover giustificare un pensiero per noi già completo o che completeremo, quando ci andrà di farlo. Scoprire la propria profondità che va oltre ciò che si può dire in qualche riga accattivante.  Avere in sé la consapevolezza di ciò che si è, l&#8217;amore per ciò che si è.<br />
Al novecentonovantanovesimo commento all&#8217;ultimo post non mi sentirò più compreso. E non mi sentirò meno solo al novecentonovantanovesimo amico aggiunto in facebook. E se sarà così bisognerà iniziare a preoccuparsene un po&#8217;.<br />
Mi viene in mente Erri De Luca in &#8220;Non ora, non qui&#8221;, dice: &#8220;si cresce tacendo, chiudendo gli occhi ogni tanto. Si cresce sentendo d&#8217;improvviso molta distanza da tutte le altre persone&#8221;.<br />
Allora, se quello che scrive De Luca è vero, mi pare che oggi sia davvero difficile crescere, faticoso, un&#8217;impresa quasi impossibile. Ma è necessario provarci, a qualunque costo.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/69/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/69/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/69/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=69&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/un-posto-per-leggere-a-cura-di-dariatinagligmail-com/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Il futuro di Simenon</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/il-futuro-di-simenon/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/il-futuro-di-simenon/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 May 2009 10:01:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=67</guid>
		<description><![CDATA[
A cura di lorenza.sca@gmail.com
A vent&#8217;anni dalla sua morte si parla del celebre scrittore francese e del suo personaggio per eccellenza, il Commissario Maigret.
Simenon, bugiardo per superbia o per diletto? Molte sono le leggende che girano intorno al personaggio Simenon, e non si riesce a capire quali siano quelle fondate e quali invece quelle frutto della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=67&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><strong><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">A cura di lorenza.sca@gmail.com</span></span></strong></p>
<p>A vent&#8217;anni dalla sua morte si parla del celebre scrittore francese e del suo personaggio per eccellenza, il Commissario Maigret.<br />
Simenon, bugiardo per superbia o per diletto? Molte sono le leggende che girano intorno al personaggio Simenon, e non si riesce a capire quali siano quelle fondate e quali invece quelle frutto della fantasia di qualcuno, anche dello stesso autore.  Per tutta la serata passata in compagnia del figlio di Simenon, John, Antonio De Benedetti, scrittore, Marco Bevilacqua, traduttore di alcuni romanzi del Commissario Maiget, Paolo di Paolo, curatore della rassegna “Lo scafale degli scrittori”, si ha l&#8217;impressione di essere dentro ad una storia, o meglio, di sentirsela raccontare. Georges Simenon è riuscito a creare intorno a sè un alone di curiosità che attrae le persone, affascina, interessa, e le tiene a parlare di lui per oltre un&#8217;ora. Più ci si avvicina alla sua conoscenza, più si vuole andare in profondità per svelare tutti i misteri che aleggiano attorno alla sua figura di scrittore.<br />
Di Simenon si sanno molte cose, ma riuscire a capire, a distinguere quali siano quelle vere e quali quelle false non è facile. Come dice il suo traduttore Bevilacqua in merito alla scrittura, Simenon dissenimava trappole dappertutto, anche nella vita e nel rapporto con i giornalisti. Il figlio ci dice che Georges alla stessa domanda avrebbe risposto in maniera differente se si fosse trovato davanti a giornalisti di nazionalità diverse. Per esempio, in un video di un&#8217;intervista fatta da a Simenon Veccheitti, mostrato a inizio serata, Simenon dice che l&#8217;interprete di Maiget preferito, sullo schermo, era senz&#8217;altro Gino Cervi; sappiamo ora dal figlio che se il giornalista fosse stato francese avrebbe sicuramente risposto Jean Richard o Bruno Crémer.<br />
Anche la velocità di scrittura è proverbiale. Viene raccontato un aneddoto sul tempo impiegato da Simenon per chiudere un libro: un giorno Alfred Hitchcock chiamò al telefono Geoges; rispose la segretaria che gli disse che non poteva rispondere perchè era occupato a scrivere uno dei suoi romanzi; Hitchcock disse &#8220;Aspetto in linea che finisca allora!&#8221;. Ci conferma il figlio, John Simenon, presente in sala, che la velocità di scrittura del padre non è una leggenda: veramente non impiegava più di una decina di giorni per scivere, in quanto se avesse impiegato più tempo, non gli sarebbero bastate le energie, non avrebbe resistito a tanto sforzo prolungato.<br />
Altre leggende raccontano che tutto ciò la sua mente creasse, lui lo fermasse sulla carta con le matite, e che non le temperasse mai: le buttava appena consumata la prima punta e ricominciava con una nuova. Per scaramanzia pare scrivesse gli appunti per i nuovi romanzi su delle grandi buste gialle, sempre a matita, all&#8217;interno delle quali poi metteva tutto il materiale raccolto per la realizzazione del romanzo, per l&#8217;ideazione dei personaggi, per la creazione dei luoghi. La sua mitica pipa d&#8217;oro non lo lasciava mai: le molte immagini che ci rimangono lo ritraggono sempre accompagnato da quest&#8217;oggetto quasi di culto. Sapeva cucinare e apprezzava la buona cucina: da qui forse la scelta di fare di Maigret un buongustaio, capace di apprezzare i manicaretti preparati dalla moglie, che gli ospiti della serata prontamente elencano, stimolando un certo appetito tra il pubblico.<br />
A inizio serata, una registrazione del &#8216;63 aveva mostrato un&#8217;intervista di Georges Simenon, fatta da Vecchietti, nella quale l&#8217;autore e inventore del personaggio del Maigret spiegava, mimando, come il Commissario avrebbe condotto dal vivo gli interrogatori &#8220;a ritornello&#8221; che vengono descritti nei suoi libri. Si vede che si alza, pone delle domande al giornalista, fa finta di ricevere delle risposte, mima in tutto e per tutto quello che avrebbe fatto e che avrebbe detto il Commissario. Gli ha dato vita non solo sulle pagine dei suoi libri, ma in quell&#8217;occasione gli ha dato anche una voce, un corpo, dei movimenti. E sembra di vedere Maiget proprio lì. E&#8217; incredibile come il personaggio di un libro appartenga così tanto al suo autore, e ci assomigli pure: entrambi con il farfallino, entrambi con la pipa sempre accesa in mano, e chissà quante altre similitudini, leggendo tutti i libri, verrebbero a galla.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/67/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/67/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/67/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=67&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/28/il-futuro-di-simenon/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Un posto per leggere</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/12/un-posto-per-leggere-2/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/12/un-posto-per-leggere-2/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 May 2009 10:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=64</guid>
		<description><![CDATA[
a cura di dariatinagli@gmail.com

Titolo: Revolutionary road
Autore: Richard Yates
Traduttore: Alessandra Dell&#8217;Orto
Edizione: Minimum fax
Anno di pubblicazione: USA 1961;
Bompiani 1964; Minimum fax 2003
Numero di pagine: 405
Prezzo di copertina: 11,50 euro
Note: libro finalista al National Book Award (1961)

Estate 1955, Connecticut occidentale, zona residenziale di Revolutionary Hill. La giovane famiglia Wheeler vive in una graziosa villetta in Revolutionary Road. Frank, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=64&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><em><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">a cura di dariatinagli@gmail.com</span></span></em></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">Titolo: <strong>Revolutionary road</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Autore: Richard Yates</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Traduttore: Alessandra Dell&#8217;Orto</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Edizione: Minimum fax</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Anno di pubblicazione: USA 1961;</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Bompiani 1964; Minimum fax 2003</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Numero di pagine: 405</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Prezzo di copertina: 11,50 euro</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Note: libro finalista al National Book Award (1961)</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT">
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Estate 1955, Connecticut occidentale, zona residenziale di Revolutionary Hill. La giovane famiglia Wheeler vive in una graziosa villetta in Revolutionary Road. Frank, ogni giorno, prende il treno per raggiungere New York e il suo lavoro (&#8220;il lavoro più cretino che si possa immaginare&#8221;, dice). April, ogni giorno, se ne sta a casa a cucinare e badare ai due figli che giocano in giardino.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> Potrebbe essere un&#8217;estate come tante, potrebbe essere una famiglia felice, a suo modo. Invece non è così. Proprio l&#8217;insistente desiderio di felicità, forse, non permette a questa famiglia di essere felice, insieme alla consapevolezza di ciò che è e alla volontà di essere altro.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> Questo romanzo è la fotografia di un tentativo fallito di rivoluzione. Le illusioni che aiutano a vivere sorridendo si infrangono durante questa lunga estate. Parigi promette una vita nuova, briosa e piena di entusiasmi:  è lì, un pensiero indefinito pronto ad accogliere i Wheeler e i loro sogni di felicità, la loro voglia di ricominciare. Ma questa estate a Revolutionary Hill sarà troppo crudele e la vita dei Wheeler non sarà più la stessa: né quella sopportata con fatica finora né quella desiderata intensamente da sempre.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">La forza di questo romanzo sono le parole e la loro apparente semplicità, tanto sono fluide e naturali. La sua grandezza sta nella descrizione netta delle dinamiche umane, delle relazioni tra persone diverse. Yates crea e ci offre un mondo che non può consolarci, eppure ci emoziona a tal punto da non poterne fare a meno. Il suo sguardo è puro: non c&#8217;è ironia né compassione. C&#8217;è, sempre, il rispetto verso i personaggi narrati e verso noi lettori. Ecco perché non si può non amare ciò che scrive.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Yates è stato un grande scrittore, molto amato dagli altri scrittori (Carver lo indicava come suo maestro) ma non altrettanto noto al grande pubblico. Diceva che non voleva essere famoso, desiderava soltanto essere letto: ecco il regalo che possiamo fargli oggi.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Dopo l&#8217;uscita dell&#8217;omonimo film di Sam Mendes è probabile che questo e gli altri libri di Yates conoscano una nuova diffusione anche tra i lettori italiani. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Bel film, Revolutionary road: Leonardo Di Caprio del tutto diverso dal  belloccio che faceva strepitare le ragazzine in Titanic, e bravo. La Winslet intensa e disperata. I dialoghi perfetti e fedeli al libro. E tutto ambientato in una scenografia anni cinquanta davvero impeccabile.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Eppure, uscendo dalla sala, non sono riuscita a reprimere questa ridicola banalità: &#8220;bello il film, ma il libro mi è piaciuto di più&#8221;.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Ad ogni modo, che abbiate visto il film oppure no, che vi sia piaciuto o lo abbiate stroncato con fierezza, non perdetevi la forza e la bravura di questo grande scrittore.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">&#8220;Revolutionary road guarda dritto verso di noi con sguardo smaliziato e ammonitore, e ci invita a fare attenzione, a stare all&#8217;erta, a badare bene, e a vivere la vita come se avesse importanza quello che facciamo, poiché fare di meno mette in pericolo tutto quanto&#8221;. </span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">(Dall&#8217;introduzione, a cura di Richard Ford).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT">
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/64/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/64/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/64/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=64&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/12/un-posto-per-leggere-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>L’inviata allo scaffale degli scrittori</title>
		<link>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/11/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-a-cura-di-lorenza-scagmail-com/</link>
		<comments>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/11/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-a-cura-di-lorenza-scagmail-com/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 May 2009 11:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pgpadova</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni di libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://pgpadova.wordpress.com/?p=62</guid>
		<description><![CDATA[
A cura di lorenza.sca@gmail.com
Mo, un racconto vivente
Presentazione del libro Ma nemmeno malinconia. Storia di una vita randagia (Rizzoli 2007), all’interno del ciclo di incontri con l’autore “Lo Scaffale degli scrittori &#8211; Il futuro ha un cuore antico”, organizzato dal comune di Padova, Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo.
Trattare dell&#8217;incontro con Ettore Mo mi riesce difficile [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=62&subd=pgpadova&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><strong>A cura di lorenza.sca@gmail.com</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong>Mo, un racconto vivente</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Presentazione del libro Ma nemmeno malinconia. Storia di una vita randagia (Rizzoli 2007), all’interno del ciclo di incontri con l’autore “Lo Scaffale degli scrittori &#8211; Il futuro ha un cuore antico”, organizzato dal comune di Padova, Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Trattare dell&#8217;incontro con Ettore Mo mi riesce difficile poichè trasporre su carta un racconto &#8220;vivente&#8221; è impresa alquanto complessa. Mo è esso stesso un racconto, un libro, un articolo; è una fonte inesauribile di aneddoti, di storie di vita, di esperienze straordinarie.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> Inizia l&#8217;esposizione come farebbe un nonno con i nipoti, divaga, presenta un susseguirsi disordinato ma avvincente di storie di vita vissuta. Ci parla di come gli sia venuta l&#8217;ispirazione e il desiderio di fare il giornalista: proprio qui a Padova lesse divorandolo un libro di Goffredo Parise, e questa lettura gli fece venire in mente (fortunatamente per noi lettori) di voler fare lo scrittore da grande. Realizzò ben presto che fare lo scrittore non gli avrebbe garantito mai uno stipendio fisso; decise allora che la soluzione migliore, per conciliare il proprio desiderio di scrittura e la sopravvivenza, sarebbe stata fare il giornalista. Ma, si sa, all&#8217;inizio non è mai facile, e ci si deve adattare a fare ogni tipo di lavoro. Niente di più vero nel suo caso: il curriculum dei suoi primi anni di lavoratore è quanto mai vario e originale. In ordine sparso i lavori che affronta sono: il minatore in Francia e Belgio (nonostante si ricordasse una frase del padre che lo ammoniva a fare tutti i lavori del mondo tranne quello del minatore, considerato a ragione il peggiore lavoro che esistesse), il cameriere di nuovo in Francia, il cantante in Svezia, l&#8217;insegnante di francese in Spagna, ma si ritrova anche a Londra per imparare la lingua. Qui chiederà a Piero Ottone, al quale durante la serata fa simpaticamente il verso per il suo singolare modo di parlare, la possibilità di un lavoro e così eccolo a scrivere nella sede inglese del Corriere della Sera. Da qui la strada professionale prosegue nella direzione di Roma e Milano, scrivendo prima di musica e teatro, sua passione, poi sull&#8217;Afganistan, da inviato a Teheran, nel periodo della Rivoluzione Khomeinista, dove si guadagnerà l&#8217;epiteto di &#8220;Ettore l&#8217;afgano&#8221;.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> Confessa che in realtà la sua prima aspirazione era quella di fare il cantante lirico, professione per la quale aveva anche preso per un certo periodo lezioni private: lui stesso sorride nel ricordare quando gli è stato fatto capire che quello non sarebbe mai diventato il lavoro della sua vita, che avrebbe fatto meglio a rimanere nel sentiero del giornalismo. Racconta ogni avvenimento, incontro, paese che ha attraversato, con ironia, arricchendo il tutto di particolari, facendo annusare allo spettatore la stessa aria respirata da lui a suo tempo, facendo percepire la stessa intensità delle parole sentite dai personaggi più vari.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" lang="it-IT"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> L&#8217;impressione dopo le due ore passate in compagnia di Ettore Mo è quella di aver conosciuto un signore piacevolmente dedito a raccontare le sue mille storie, un uomo dallo spontaneo senso dell&#8217;umorismo. Scherza sul &#8220;coccodrillo&#8221; fatto nella presentazione da Paolo di Paolo (che ha certe difficoltà a rivolgersi a lui dandogli del tu); risponde con entusiasmo alle domande del pubblico e alle richieste di ulteriori resoconti e testimonianze sulle persone che ha avuto modo di incontrare nella sua vita professionale; scherza sul fatto di non voler risultare tropppo noioso nelle sue storie, ma spiega che si dilunga così perchè si sente &#8220;in famiglia&#8221;. Anch&#8217;io vorrei crescere così: con tante cose da dire, tante esperienze da condividere.</span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/pgpadova.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/pgpadova.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/pgpadova.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/pgpadova.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/pgpadova.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/pgpadova.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/pgpadova.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/pgpadova.wordpress.com/62/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/pgpadova.wordpress.com/62/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/pgpadova.wordpress.com/62/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=pgpadova.wordpress.com&blog=3960099&post=62&subd=pgpadova&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://pgpadova.wordpress.com/2009/05/11/l%e2%80%99inviata-allo-scaffale-degli-scrittori-a-cura-di-lorenza-scagmail-com/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="http://1.gravatar.com/avatar/9d51522f05c509fbc4c61ed0a3802bc1?s=96&#38;d=identicon&#38;r=G" medium="image">
			<media:title type="html">pgpadova</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>